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Alice e il sindaco

Alice e il sindaco

di Nicolas Pariser; con Fabrice Luchini, Anaïs Demoustier, Nora Hamzawi, Léonie Simaga, Antoine Reinartz.
In concorso nella sezione “Quinzaine des Réalisateurs” a Cannes del 2019 dove si è visto assegnare il Premio Label Europa Cinemas, “Alice e il sindaco” è il secondo lungometraggio del quarantaseienne Nicolas Pariser.
Commedia “engagè” che affronta il tema del disincanto della e dalla politica, il film pone al centro della vicenda il singolare rapporto professionale e umano tra una giovane filosofa e un maturo sindaco. Uomo politico navigato che ha dedicato tutta la sua esistenza all’attività pubblica, il progressista Paul Théraneau (uno splendido Fabrice Luchini) è logorato da trent’anni di esercizio del potere e teme di non riuscire più a pensare e così, proprio perché abitualmente circondato da figure scialbe in grado soltanto di obbedire e non di riflettere, Théraneau decide di assumere Alice, una giovane e dinamica filosofa il cui compito dovrà essere quello di sviluppare delle idee, proporre linee guida e suggestioni per rigenerare la comunicazione e l’agire politico del sindaco. Alice (un’incantevole Anaïs Demoustier) prenderà (molto) sul serio il suo incarico portando una ventata di aria fresca in un palazzo distante anni luce dai problemi reali dei cittadini diventando ben presto una figura indispensabile per Théraneau e suscitando più di una reazione d’invidia tra i suoi collaboratori.
Commedia deliziosa che ha il pregio più unico che raro di affrontare in modo non retorico né verboso il tema della crisi della politica e della sua (in)capacità di comprendere e narrare il mondo, “Alice e il sindaco” parla in modo leggero e al contempo profondo di progettualità e di idee, di fantasia e di gestione del potere (straordinaria a questo proposito la sequenza in sottofinale durante la quale i protagonisti scrivono il discorso per la candidatura di Théraneau) indicandoci quale debba essere il (naturale) compito di una politica progressista, dare vita ad una comunità che non abbia come obiettivo la “semplice esistenza umana”, ma un’esistenza materialmente e, soprattutto, spiritualmente ed eticamente felice. Da vedere.

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