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La festa del beato Allamano si celebra al Salice

Un prete d’altri tempi, eppure moderno

il beato Giuseppe Allamano

Il 16 febbraio ricorre la festa liturgica del beato Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari della Consolata. Quest'anno, accolti dalla parrocchia di Santa Maria del Salice a Fossano, i missionari celebrano la preparazione con la messa delle ore 18,15 di venerdì 14 e sabato 15 febbraio, e la festa con la messa delle ore 10,30 domenica 16. I missionari che abitano la Casa di via Cottolengo a Fossano invitano a partecipare e offrono questa riflessione.

Il beato Giuseppe Allamano è vissuto dal 1851 al 1926, non lontano nel tempo, lontanissimo nel cambiamento avvenuto nella vita sociale e nella Chiesa. Eppure è vivo e attuale. Un prete di altri tempi; eppure moderno. Ha guidato altre persone; eppure ispiratore per noi, oggi.
È la santità che fa queste cose. Giuseppe Allamano ha condotto una vita tutta dedita all’amore di Dio e all’amore dell’umanità. Quando ha festeggiato i cinquant’anni di sacerdozio, ha ringraziato tanto il Signore ricordando come la presenza di Dio avesse colmato tutta la sua vita, e quanto questo gli avesse infuso un’apertura mentale e spirituale da abbracciare il mondo intero.
Quando si è “uomini di Dio”, si riceve un’intelligenza superiore e una generosità lungimirante. Ha fondato gli istituti dei Missionari e delle Missionarie della Consolata perché Dio vuole che “tutti gli uomini siano salvi”e perché l’umanità ha il diritto di conoscere e di amare il suo Dio.
Non ha potuto andare in Africa, ma ha studiato meticolosamente le mappe geografiche del tempo e ha acquistato una rara conoscenza dei popoli africani. Scriveva spesso ai missionari e dava consigli con vera competenza antropologica. Gli Africani erano come suoi figli e i missionari lo rappresentavano nel portarli a Dio e a un progresso civile dignitoso.
Tuttora sono molto preziosi la “Vita Spirituale”, scritta da padre Lorenzo Sales, e i tre volumi delle “Conferenze”, che egli teneva nella casa madre settimanalmente ai missionari che si preparavano a navigare i mari. Sono libri di spiritualità che anche i laici adoperano per la loro formazione: insegnano che cosa nella vita bisogna pensare e fare. Si coglie la sapienza di un uomo attivissimo e contemplativo.
Da ragazzo per quattro anni è stato nella scuola di don Bosco a Valdocco. Erano tutti e due di Castelnuovo e l’Allamano gli divenne un vero figlio molto devoto e attento. Don Bosco lo avrebbe voluto salesiano, ma egli è diventato diocesano, per una missione guidata dall’alto. Altro personaggio molto influente fu san Giuseppe Cafasso, per di più suo zio materno. Gli assomigliava moltissimo, anche fisicamente, ma soprattutto nella fisionomia umana e spirituale. Per lui ha avuto anche il compito di seguirne l’itinerario della causa di beatificazione. Quando il Cafasso fu dichiarato beato, ha scritto: “Vi ho procurato un gran mezzo di santificazione e in parte ho compiuto la mia missione a vostro riguardo!”.Ora anche Giuseppe Allamano è beato. Una preghiera che ripetiamo continuamente dice: “Padre, dona alla Chiesa la gioia di venerarlo tra i Santi, come testimone esemplare dell’annuncio di Gesù e del suo Vangelo”.

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