Il contagio della saliva, della terra e del dito

Commento al Vangelo della 4ª domenica di Quaresima

Crocifisso

Anche solo poche settimane fa, se qualcuno ci avesse anticipato a cosa saremmo andati incontro a causa del Coronavirus, non gli avremmo creduto, perché ciò che sta capitando non solo era inimmaginabile, cioè una possibilità che con tutta la fantasia a nostra disposizione mai sarebbe venuta in mente, ma si sta spingendo bel al di là dei confini della categoria “immaginazione”. Ad eccezione di alcuni registi cinematografici, i quali ogni tanto fanno uscire al cinema film catastrofici, dove non una borgata sperduta in montagna ma l’umanità intera viene colpita e quasi azzerata da calamità naturali, attacchi alieni o virus letali, nessuno di noi in Italia, in Europa e nel mondo, si sarebbe spinto a dar credito a qualcuno che, a metà febbraio, avesse sentenziato: “Dovrete rimanere chiusi in casa per settimane. E uscire solo per motivi di lavoro, salute o necessità”. Una volta tanto, dovremmo complimentarci coi profeti di sventura, quelli che si lamentano che tutto non funziona e che la società va a rotoli per colpa degli altri e del Governo di turno ma, stando alle prescrizioni vigenti, purtroppo non potremo ossequiarli. Chissà, però, se potessimo stare seduti al bar, seppur distanti 1 metro gli uni dagli altri, cosa ci racconteremmo a proposito del nostro modo di vivere in riferimento a ciò che sta capitando. Perché davanti all’incredibile che è accaduto ciascuno reagisce in modo diverso: qualcuno, per esempio, si attiene alle disposizioni ricevute e si limita a sbirciare dalla finestra coloro che camminano per la strada; altri si interrogano sulle cause che hanno prodotto la pandemia e giungono alle conclusioni più varie; c’è chi contesta le restrizioni entro le quali deve vivere, giudicandole eccessive; taluni non vedono l’ora di ritornare a vivere come se nulla fosse accaduto; altri, infine, vogliono far tesoro di questo tempo, impegnandosi a non dare per scontato nulla della vita una volta che l’emergenza sarà rientrata, imparando a ringraziare per ogni volta che si potrà varcare l’uscio di casa o stringersi le mani.

Queste reazioni, che abitano a giorni alterni ciascuno di noi, sono quelle che ritroviamo nei personaggi che popolano la pagina di Vangelo. Anche qui è successo l’inimmaginabile: un uomo, nato cieco, dopo la “contaminazione vitale” causata dalla saliva, dalla terra e dal tocco della mano di Gesù, inizia a vedere. Quasi un film di fantascienza; Vangelo lo chiamano i cristiani. E come reagiscono all’incredibile che è accaduto le persone che vedono l’uomo vedere? I “vicini e quelli che lo avevano visto prima” sbirciano, cioè fanno i curiosi; i farisei entrano in cortocircuito perché la guarigione è avvenuta di sabato, giorno dedicato alla sospensione di qualsiasi attività; i suoi genitori, addirittura, mossi dalla paura di ritorsioni delle autorità, si rifiutano di attestare l’accaduto; altri farisei, vorrebbero chiudere la questione in fretta chiedendo all’uomo in questione di sbugiardare Gesù. Nessuno di questi però è rimasto segnato in qualche modo dall’incredibile appena accaduto, e tutti restano indifferenti: l’evento scivola via dalla loro pelle, sfugge allo sguardo, sfiora solamente le loro mani. L’uso smodato delle precauzioni forse, li ha resi incapaci di riconoscere Dio nel gesto della guarigione e gioirne, perché l’apparente definitività del male è stata smentita e superata. L’uomo che adesso vede, invece, farà tesoro dell’incredibile accadutogli, professando per la prima volta la fede: “Credo, Signore!”. In questi giorni difficili, stringiamoci attorno all’uomo nato cieco e, forti della sua testimonianza, rinnoviamo la fede in un Dio che, molto più di ogni virus cattivo, non ci abbandonerà ad un destino beffardo.

Paolo Tassinari