Cosa resterà…

scusate il disturbo

Cosa resterà nei libri di storia, di questi giorni del coronavirus. Ci sono immagini, momenti, scelte, fatti che già fin d’ora possiamo immaginare rimarranno negli annali e resisteranno al passare del tempo. Ci sono le cronache di una pandemia, che è tutt’altro che terminata e che si sta allargando a tutto il pianeta, che in alcune aree del pianeta avrà probabilmente eviti ancor più devastanti di quelli registrati nel nostro Paese. E poi ci sono le scelte, quelle di chi ci governa e che si è trovato a dover gestire una situazione per molti versi inedita. Ci sarà la pandemia mediatica che per la prima volta nella storia è stata anche “social” con pregi e difetti del caso. Ci saranno anche i segni. I segni di speranza che partono da una profonda umanità, ma che non vogliono fermarsi a terra e guardano in alto, in cerca di una speranza e una promessa. Come quell’immagine di Papa Francesco solo in piazza San Pietro, mai così deserta eppure mai così simbolica così come Bernini l’aveva ideata con quel colonnato che si apre al mondo in un abbraccio che è per tutti, credenti di tutte le religioni e non credenti. C’è poi un altro libro di storia che è quello personale, di ognuno di noi. Cosa resterà di questi giorni, tra le sue pagine? Sicuramente le nostre scelte e il contributo che ognuno di noi avrà dato nello scrivere il libro della storia delle persone che abbiamo al nostro fianco. Le stiamo scrivendo in questi giorni, ora in questo istante, le pagine di questo libro. Anche per questo non possiamo tirarci indietro alla richiesta di responsabilità. Per noi e per gli altri.