Centro islamico di Fossano: “Stiamo raccogliendo fondi per le necessità dell’Ospedale”

Le proposte sociali e spirituali della comunità islamica fossanese

MUSSULMANI IN PREGHIERA
Foto SIR

Non ha dubbi Abdelhadi Moujeahid, responsabile delle pubbliche relazioni del Centro islamico “Assalam” di Fossano. “È tempo di aiutare l'Italia come gli italiani hanno aiutato noi. È il paese in cui abbiamo sempre (o da tempo) vissuto, che sappiamo essere in un momento critico in cui ci siamo in mezzo anche noi”.
È un'affermazione, la sua, che trova riscontro e adesione praticamente unanime nel centinaio di fedeli che frequentano il Centro (in maggioranza marocchini e senegalesi), ubicato in due sedi cittadine. E che non sono solo luoghi di preghiera, ma anche di confronto, da cui è emersa questa volontà di collaborazione sociale, sull'esempio della “comunità di Mondovì, che ha iniziato a fare la raccolta per l'ospedale della città per l'aiuto contro il Coronavirus. E noi a Fossano stiamo solo aspettando di avere l'accordo con tutti, e poi consegneremo i soldi raccolti al consigliere del Comune, andranno per le necessità dell'Ospedale che ne ha bisogno”.
Il suo pensiero, naturalmente, come quello dei suoi connazionali, è inoltre rivolto verso le proprie nazioni, neanche loro risparmiate dal passaggio di questo virus. “Anche in Marocco ne stanno pagando le conseguenze - ci dice -. Io sono di Casablanca, la città più colpita con morti. Stanno prendendo esempio che devono stare tutti a casa, e il governo ora li ha fermati. I primi tempi è stato un po' difficile perché la gente non è abituata, ma a mano a mano che lo Stato è subentrato con i militari, hanno incominciato a capirlo, porgendo poi aiuto a casa alle famiglie più bisognose, o secondo le necessità emergenti”. Anch'essi, come noi, escono dunque per fare la spesa, uno per famiglia e con certificazione.
Sicuramente uno dei momenti sacrificati, in queste disposizioni di emergenza, è quello comunitario della preghiera a cui loro tengono molto; e di conseguenza gli chiediamo come si sono organizzati. “Poiché non ci si può più incontrare, abbiamo creato da tempo un gruppo su WhatsApp dove ci scambiamo tutte le novità che succedono nel fossanese, che poi discutiamo insieme. Però non abbiamo sentito l'esigenza di riunirci in streaming; l'islam si presta infatti per la preghiera in casa insieme alla famiglia, e anche noi abbiamo capito che dobbiamo stare in casa per il bene di chiunque. La preoccupazione è un po' come per tutti; in ogni famiglia e centro islamico se ne parla, anche se da noi, al momento, va tutto bene”.
C'è, da parte loro, come in molti altri credenti, e ancor di più in questo frangente, un ricorrere alla preghiera come soluzione a questa enorme difficoltà sanitaria, che investe e mette alla prova tutta l'esistenza umana. “Noi preghiamo sempre nelle nostre preghiere che Allah faccia passare questo coronavirus seminando meno morti possibili, non solo in Italia ma in tutto il mondo. È un momento in cui tutti dobbiamo riprendere in mano la situazione e lo scopo della famiglia. È come se stessimo facendo un esame della nostra stessa vita!”.
Un esame il cui esito potrebbe anche essere collaborativo sul piano interreligioso. Abdelhadi Moujeahid lo propone come un invito sotto forma di quesito, che lascia spazio ad eventuali risposte e a possibili nuovi scenari sociali. “È un'occasione buona per mettersi tutti in preghiera - afferma -. Per noi islamici, visto il momento critico, c'è una preghiera detta di ‘Adan’, che è già stata fatta in parecchie città, ma non in provincia di Cuneo. E cioè di mettere le due religioni a pregare insieme per lo stesso motivo. Chissà se si potrebbe fare anche qui a Fossano?”.