Pasqua “a porte chiuse”, ma domenica le campane suoneranno in tutte le chiese

Istruzioni per rispettare le misure sanitarie

Veglia Pasquale Duomo 2017
Pasqua 2017, solenne veglia pasquale nella notte della Risurrezione: il rito del fuoco davanti alla Cattedrale

Quest’anno la Settimana santa viene inevitabilmente celebrata “a porte chiuse”, senza fedeli e senza molti riti. Ma almeno domenica, a mezzogiorno, le campane suoneranno a distesa in tutti i campanili delle diocesi di Fossano e Cuneo per richiamare la grande solennità della Pasqua. E per dare a tutti, in questo tempo difficile e doloroso, un segno di speranza che per cristiani non può che essere fondata nella risurrezione di Gesù.
Nei giorni scorsi, il Ministero degli Interni, per contenere la diffusione del Coronavirus, ha introdotto una serie di misure e di restrizioni (circa gli assembramenti e i movimenti delle persone) che si applicano anche alle celebrazioni religiose. Inoltre, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti della Santa Sede ha offerto alcune indicazioni, recepite il 25 marzo dalla Conferenza episcopale italiana.
A partire da queste indicazioni, fatte proprie dai vicari generali di Cuneo e di Fossano nella lettera del 26 marzo, le due diocesi hanno inviato a tutti i sacerdoti una serie di istruzioni da seguire attentamente nei riti del Triduo pasquale. Vediamole in dettaglio.

  1. La messa nella Cena del Signore del Giovedì Santo, la celebrazione nella Passione del Signore e la Veglia pasquale nella notte santa della Risurrezione del Signore siano celebrati senza concorso di popolo nelle due chiese cattedrali e nelle chiese parrocchiali, soltanto in quelle centrali per le Unità pastorali, o comunque come determinato dai vicari generali; i parroci delle parrocchie unite in collaborazione pastorale possono concordare celebrazioni unitarie. Tali riti sono permessi anche nei monasteri, nelle comunità religiose dove abitualmente si celebra l’Eucaristia domenicale e nelle comunità sacerdotali.
  2. I sacerdoti che non sono parroci possono concelebrare nella chiesa parrocchiale della parrocchia o unità pastorale in cui vivono o a vario titolo collaborano. In caso di concelebrazione i sacerdoti abbiano posti distanti più di un metro uno dall’altro e non si avvicinino all’altare neanche per la preghiera eucaristica: è preferibile che a loro la comunione venga portata da un ministro sotto la sola specie del pane.
  3. Insieme al sacerdote che presiede e agli eventuali concelebranti devono esserci alcuni ministri: un diacono, dove possibile, un organista e altri fedeli, cinque o sei al massimo, per leggere, cantare e servire all’altare, oltre che uno o due addetti per l’eventuale trasmissione a distanza. Questo gruppo limitato di fedeli, scelti dal parroco con criteri di rappresentanza, in modo da coinvolgere volta per volta persone diverse, non solo è funzionale ad un dignitoso svolgimento dei riti ma simboleggia la comunità intera, che non si può radunare ma è in comunione spirituale da casa, collegata eventualmente con i mezzi di comunicazione a distanza, tramite cui i riti possono essere trasmessi, ma soltanto in diretta. I fedeli così coinvolti prendano posto non nel presbiterio ma nelle prime file di banchi o sedie, distanti più di un metro uno dall’altro, ma anche in modo funzionale rispetto al servizio che devono svolgere; ricevano inoltre la comunione soltanto sotto la specie del pane e sulla mano.
  4. I fedeli che devono recarsi in chiesa per partecipare ai riti secondo le determinazioni date sopra nel caso in cui venissero fermati dalle autorità di pubblica sicurezza devono auto dichiarare, utilizzando il modello in vigore, che si stanno spostando per comprovate esigenze lavorative, aggiungendo l’ora della celebrazione, l’indicazione della chiesa in cui si svolge ed eventualmente il numero di telefono della relativa parrocchia. I parroci forniscano ai fedeli interessati copia del modello di autodichiarazione, ma lascino che siano loro a compilarla quando richiesto, evitando di sottoscrivere come parroci dichiarazioni preventive, che non sono necessarie, ma eventualmente informando in merito i responsabili della Polizia locale o delle altre autorità di pubblica sicurezza locali.
  5. Durante la celebrazione dei riti pasquali le chiese interessate devono essere chiuse e non ci deve essere alcuna amplificazione esterna dei riti celebrati, in modo da evitare qualsiasi assembramento improprio. Diversamente in questi giorni santi le chiese restano aperte offrendo ai fedeli la possibilità di accedervi per la preghiera personale, sempre rispettando le precauzioni sanitarie prescritte.
  6. Per l’adattamento dei riti all’odierna situazione straordinaria si seguano le indicazioni del Decreto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 25 marzo; nella preghiera universale del Venerdì Santo si aggiunga l’intenzione preparata dal vescovo per le diocesi di Cuneo e di Fossano; nella Veglia pasquale non si benedica il fonte battesimale, che come le acquasantiere deve rimanere vuoto, e non si preveda alcuna forma di distribuzione di acqua benedetta, neanche se contenuta in contenitori sigillati.
  7. Il tempo di Pasqua va considerato come un’unica grande Domenica: quindi confidiamo che ci sarà la possibilità per tutti, prima della Pentecoste, di ricevere la comunione pasquale, attendendo le istruzioni che verranno date più avanti.