La Regione propone un “patto del latte”

vacche da latte

La questione del prezzo del latte alla stalla continua a far discutere e a preoccupare gli allevatori. Molti caseifici hanno chiesto ai loro fornitori di ridurre la produzione o, in contropartita, di abbassare il prezzo. Quest’ultima è di fatto una imposizione perché nel settore del latte la fattura la compila il cliente, cioè il caseificio, e il prezzo, se non si trova un accordo generale, sarà la parte industriale a fissarlo. Grazie alla mobilitazione delle associazioni di categoria, alle cooperative che operano nel settore e ad altre associazioni degli allevatori, tra cui “Noi siamo voi”, il latte lasciato a casa (in alcuni casi per validi motivi: i piccoli caseifici, fornitori della ristorazione, si sono trovati in reale difficoltà) è stato ricollocato. Ma è rimasto aperto il problema del prezzo del latte.

Tra il 20 e il 25 marzo Coldiretti e Cia hanno cominciato a bombardare l’assessorato regionale all’Agricoltura di missive per chiedere un intervento tempestivo che evitasse vere e proprie speculazioni sulla pelle degli allevatori. "Chi approfitta della situazione di emergenza dev’essere escluso dai fondi previsti per sostenere il comparto agroalimentare" - ha chiesto ripetutamente Coldiretti alla Regione Piemonte.

Martedì 31 marzo l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha convocato le parti proponendo un “Patto del latte”: l’ipotesi è di estendere fino al 31 maggio gli accordi di filiera e i singoli contratti in scadenza, “in attesa di poter avviare le opportune valutazioni in tempi di maggior serenità”.

Intanto l’assessorato all’Agricoltura ha inoltrato al Ministero della Salute la richiesta dei dati sui flussi in entrata di latte crudo proveniente dall'estero in Piemonte a partire dal mese di gennaio 2020.

 

Il servizio completo su La fedeltà di mercoledì 8 aprile 2020