Bus turistici: “i primi a fermarci, saremo gli ultimi a ripartire”

pullman autobus turistico

Venticinque mila posti di lavoro a rischio, il fatturato azzerato per 2,5 miliardi di euro, 76 milioni soltanto nei giorni della Settimana Santa. E se si guarda “nel piccolo” della nostra provincia di sono 56 aziende del settore che fanno i conti con spese che continuano ma entrate a zero. È il mondo del trasporto turistico, uno dei tanti settori duramente colpiti in questa situazione di emergenza. A lanciare l’allarme è Comitato Bus Turistici Italiani, primo raggruppamento di aziende del settore in Italia che, attualmente, coinvolge circa duecento operatori e di cui fanno parte anche attività della Granda. “Siamo stati il primo settore a fermarsi per la crisi – dice il Presidente del Comitato, Riccardo Verona – e, presumibilmente, saremo anche l’ultimo che riuscirà a ripartire. Il nostro comparto non viene considerato dalle Istituzioni e conseguentemente dall’opinione pubblica. Per questo abbiamo deciso di far conoscere i numeri reali che travolgono la nostra categoria. La crisi del turismo, che produce ricchezza per l’intero paese, porterà alla chiusura di molti operatori. Chiediamo al Governo interventi mirati e decisi”.
“Buona parte dei nostri clienti sono over 60 che partecipano a viaggi di gruppo e studenti in gita – spiega Igor Giuliano, titolare di un’azienda di bus turistici del cuneese che sfa portavoce locale del Comitato -. È chiaro che in questo momento non stiamo lavorando. Ma a preoccuparci maggiormente è il futuro: è verosimile che la ripresa per noi sarà ancora più lenta. Gite e viaggi verranno rinviati a lungo. Ma noi abbiamo comunque delle spese da sostenere, ad di là del personale”. Basta pensare, ad esempio, alle assicurazioni e alla manutenzione dei mezzi. A cascata ci sono tantissimi altri settori che rimangono con le tasche vuote: “gli oltre 25mila bus che viaggiano sulle strade ed autostrade italiane, percorrendo ogni anno 1,7 miliardi di chilometri in tutta Italia, consumano ben 450 milioni di litri di carburante. Tradotti in mancati introiti, si tratta di 270 milioni di accise che non arriveranno allo Stato, oltre ad ulteriori 100 milioni non incassati direttamente dai comuni attraverso i tickets bus – spiegano ancora dal Comitato -. Soldi che metteranno in crisi i bilanci di molte amministrazioni locali. Senza contare altri settori collegati ai bus come guide, accompagnatori, officine, carrozzieri, costruttori, assicurazioni, gommisti, elettrauto e quant’altro. Bisogna tenere conto anche dei mancati investimenti riferiti al rinnovo del parco pullman, che ogni anno genera l’immatricolazione di circa 750 bus, con un fatturato totale di circa 220 milioni di euro”. Il Comitato Bus Turistici è stato creato proprio per poter presentare la propria difficile situazione e poter dialogare con il Governo presentando proposte e richieste di sostegno per il comparto.