Tre anni dal crollo della tangenziale

Da Anas assicurano: “entro aprile si cambia carreggiata”. Un breve tratto sarà aperto ai mezzi pesanti

Tre anni. E ancora la tangenziale è a “mezzo servizio”, forse meno. Trentasei mesi fa, 18 aprile del 2017, c’è stato il crollo del ponte, nel tratto di svincolo in direzione Marene. Erano le 14.45 e il viadotto era vuoto. I controlli ordinari non avevano mai evidenziato problemi, ma il cavalcavia si è spezzato in due schiacciando un’auto dei carabinieri e lasciando illesi, una manciata di metri più in là, Vincenzo Matera di 23 anni e il maresciallo Giuseppe Marcigliano di 52, uomini dell’arma che erano impegnati in un consueto posto di blocco. Nessuno morto: la tragedia è stata evitata. Ma i danni per la città sono stati tantissimi. La viabilità completamente trasformata, i mezzi pesanti che sono tornati a transitare in centro, gli autotrasportatori costretti a allungare – e a volte di parecchio – i loro tragitti, l’aumento del traffico, l’usura delle strade. Fino a luglio del 2017 il tronco crollato è rimasto appoggiato su via Marene per consentire verifiche, indagini e perizie che, però, ancora non hanno dato una risposta certa: qual è stata la causa del crollo.
Intanto l’Anas ha iniziato numerosi, e onerosi, interventi di consolidamento sui sette i chilometri della bretella fossanese, contestualmente alla progettazione di un nuovo ponte. Sono stati eseguiti (su metà tangenziale) l’impermeabilizzazione dei viadotti, dei giunti e della raccolta di smaltimento delle acque, il ripristino localizzato delle solette e stesura del materiale impermeabilizzante, la sigillatura dei tubi di sfiato sulle testate delle travi dei viadotti e iniezioni con resine. Interventi che complessivamente hanno un importo che supera i 7 milioni di euro. Le prove di carico nel tratto già oggetto di lavori hanno fornito dati positivi in merito alla portanza delle strutture sulle quali si è intervenuto.
A dicembre del 2017 la tangenziale è tornata percorribile, ma solo su una carreggiata e solo dalle auto: non possono transitarvi i mezzi superiori a 3,5 tonnellate. Oggi è ancora così, anche se significativo è stato il varo del ponte che ha consentito di riaprire l’uscita in direzione Marene per chi arriva da Cuneo. Costato 1 milione e 140 mila euro il cavalcavia è stato “issato” a giugno del 2019 e “inaugurato” un paio di mesi dopo.
E ora? Nella pratica nulla è cambiato. E la burocrazia ha frenato l’evolversi della situazione ma dall’Anas assicurano che “l’avvio dei lavori sulla carreggiata per Asti sarà attivato entro la fine di aprile”. Cosa significa? Che se ad oggi si procede ambo i sensi su quella che inizialmente era la carreggiata San Sebastiano – Boschetti (per Asti, quindi) con il “ribaltamento” si viaggerà sulla carreggiata opposta consentendo così di realizzare gli interventi conservativi su quella che si libera del traffico.
Contestualmente ci sarà un’apertura, seppur limitata, anche ai camion: “i piani di modifica del traffico sono ultimati e prevedono il transito dei mezzi pesanti sul primo chilometro di carreggiata tra la rotonda di Boschetti e lo svincolo per Marene”.
Infine, aggiungono dall’Anas, “sono stati consegnati i servizi di progettazione necessari per eseguire gli interventi finalizzati a eliminare la limitazione di peso attualmente in vigore consentendo quindi il transito sulla tangenziale ai mezzi pesanti. I lavori saranno eseguiti tramite accordo quadro specifico per gli interventi sui viadotti”. Tale affermazione e i continui lavori di tipo conservativo che vengono programmati (e attuati) portano a pensare che l’analisi costi/benefici in corso per valutare se sia più opportuno abbattere e ricostruire la tangenziale oppure rinforzarla propenda verso quest’ultima opzione. Anas, al momento, non dà indicazioni in merito. C’è anche una terza via possibile: abbattere e ricostruire solo alcuni viadotti rinforzando gli altri.
Nell’immediato, per ora, ci sono il “ribaltamento” del traffico e una parte della tangenziale consentita ai mezzi sopra le 3,5 tonnellate.