I rischi ed i vantaggi della tecnologia ai tempi del coronavirus

Cecilia Pc - La Fedeltà

Questa settimana La Neuropsichiatria Infantile dell'AslCn1 nella sua rubrica ci parla di bambini e tecnologia. La Npi ha attivato un servizio, completamente gratuito e completamente anonimo, per tutte le famiglie che (soprattutto in questo periodo) hanno riscontrato alcune difficoltà con i figli. Chiunque abbia bisogno di chiarire un dubbio, di fare una domanda, di chiedere un parere educativo, di risolvere un problema di organizzazione familiare che il Covid19 ha creato può scriverci a lafedelta@lafedelta.it . La vostra richiesta rimarrà anonima e le risposte saranno pubblicate sui prossimi numeri del giornale.

Tutte le famiglie in questo periodo di isolamento si stanno misurando con la necessità di implementare l’uso della tecnologia ai fini lavorativi, scolastici, per mantenere i contatti con gli affetti, per occupare il tempo libero.
Nelle case in cui sono presenti bambini e ragazzi la regolamentazione dell’accesso ai dispositivi e soprattutto del tempo impiegato su uno schermo è oggetto di particolare attenzione. Tanti genitori ci dicono che il tempo che i minori passano al computer, al cellulare o davanti ai videogiochi è aumentato. Siamo tutti consapevoli che stiamo vivendo un’emergenza e che, come tutte le emergenze, occorre mettere in atto dei comportamenti di adattamento: in questo caso la tecnologia ci sta permettendo di lavorare, studiare e mantenere i contatti con le persone a cui siamo legati, offrendo da una parte opportunità di comunicazione che nel passato non sarebbero state possibili, dall'altra ponendoci di fronte ad interrogativi purtroppo ancora senza risposta.
Anche noi come operatori NPI siamo in questa situazione. Da un lato stiamo usando, dove possibile, la tecnologia come alternativa alle sedute di riabilitazione in presenza e per mantenere la presa in carico (videochiamate, invio di materiali via telematica, colloqui telefonici, videoconferenze con la scuola e con la rete esterna), dall'altro stiamo riflettendo sulle conseguenze, soprattutto in prospettiva, di un uso massiccio e talvolta esclusivo della tecnologia.
In questo contesto ci sembra importante introdurre delle differenze partendo dall'età e alle tappe di sviluppo. Le teorie psico-pedagogiche ci dicono infatti che “educare” è una questione di adattamento delle proposte in base all'età.

In particolare:

Fino ai 3 anni sarebbe bene tenere i piccoli distanti dagli strumenti digitali, infatti nei primi tre anni di vita la crescita si basa su elementi sensoriali: toccare, muoversi sperimentare, giocare con gli altri, sporcarsi, utilizzare materiali primari ed elementi naturali.
È dimostrato anche scientificamente che è proprio questa interazione esperienziale a consentire lo sviluppo delle proprie risorse neuronali e della capacità di concentrazione così importante per il futuro.

Dai 3 ai 6 anni poi, il pensiero del bambino è di carattere magico, da qui la necessità per lui di fare esperienze pratiche che lo aiutino a verificare la sua capacità di modificare concretamente la realtà e di implementare le competenze relazionali e sociali.
In che misura questo tipo di esperienze, che in tempi “no covid” vengono solitamente sostenute e favorite dalla scuola dell’infanzia, dai giochi all’aperto e dal contatto con la natura, potranno essere compensate dalla tecnologia?

Dai 6 ai 12 anni: in questa fascia di età il pensiero magico va gradualmente scomparendo per lasciare spazio ad un pensiero cognitivamente più maturo che permette di interagire con il mondo, anche attraverso gli strumenti digitali e non solo più attraverso l’esperienza diretta e concreta.
È però fondamentale organizzarsi ponendo ancora dei limiti e contemporaneamente continuando ad offrire ai bambini spazi esperienziali e di gioco, ad intervallare l’uso degli strumenti tecnologici con il movimento e a prestare una particolare attenzione alle “indigestioni” rappresentate da un uso del video per tempi lunghi consecutivi.
Altro aspetto importante è preservare il sonno dalle intrusioni tecnologiche, mantenendo i diversi dispositivi (tv, tablet, cellulari, ecc.) fuori dalle camere durante il riposo notturno (consiglio valido per tutti, anche per gli adulti!).

Diverso è il discorso da fare per i preadolescenti e gli adolescenti che in questo momento rappresentano spesso un aiuto prezioso per gli adulti nell'approccio alla tecnologia. Improvvisamente sono state loro riconosciute competenze fondamentali e, a loro volta, hanno potuto sperimentare aree di autonomia più ampie nella gestione scolastica a distanza.  Tuttavia anche in questo caso è importante una regolamentazione dell’accesso, affiancato da un loro maggior impegno e coinvolgimento nella gestione domestica, dalla possibilità di mantenere vivi alcuni interessi e coltivare le proprie passioni, dall’individuazione di reciproci spazi di vicinanza e di “lontananza” tra adulti ed adolescenti, pur rimanendo nella stessa casa.
Per gli adolescenti, benché avvezzi alle relazioni virtuali, in epoca pre-covid si sta sperimentando il senso di vuoto determinato dall'isolamento e la mancanza di “relazioni in presenza”.
La scomparsa improvvisa di tutti i luoghi da loro assiduamente frequentati (scuola, palestra, locali di aggregazione nonché spazi di ritrovo) fa percepire con sempre maggior intensità il senso di” buco relazionale”. Scrive, a questo riguardo, un adolescente ad un giornale in questi giorni: “Dietro queste mura ardo, immagino ciò che non posso”.
In conclusione, ci sembra importante, nonostante questa emergenza, sforzarsi  di non perdere di vista la “normalità” del vivere e dell’educare partendo proprio dal quotidiano  per  riuscire a  far fronte in modo attivo al cambiamento, senza farci del tutto condizionare.

Bibliografia:

Novara D., – Calvi S.  (2017) “L’essenziale per crescere”- Oscar Mondadori Lancini M. “Lettera agli adolescenti nei giorni del coronavirus” https://matteolancini.it/2020/03/30/lettera-agli-adolescenti-nei-giorni-del-coronavirus/