Fondo di solidarietà diocesano, ecco come sono stati spesi i soldi finora

Raccolti quasi 75mila euro, si punta ad arrivare a 100mila

Caritas Mensa Coronavirus
foto SIR

Il Fondo di solidarietà per l’emergenza Covid-19 delle diocesi di Cuneo e Fossano ha toccato quota 74.630 euro. Le offerte sono giunte da: diocesi Cuneo + diocesi Fossano + Opera diocesana Fossano (25.000), le due Caritas (10.000), le parrocchie (16.450), i sacerdoti (5.200), associazioni (8.450) e famiglie/singoli (9.530). Ogni diocesi a breve verserà un ulteriore contributo, prelevando dal fondo straordinario della Cei, con la previsione di arrivare a una disponibilità totale di 100mila euro. A fare il punto è don Flavio Luciano, vicario episcopale per la carità e l’impegno sociale delle due diocesi, in una lettera inviata ai sacerdoti delle due diocesi.
I fondi finora spesi sono andati alle case di riposo e a una serie di iniziative messe in campo per sostenere il lavoro.

Per le Case di riposo
Alle Case di riposo sono stati per ora destinati 40.000 euro: 30.000 in denaro e circa 10.000 in Dpi (mascherine fpp2 e tute) che saranno distribuiti, a partire dalle richieste, in base al numero di operatori e di ospiti. Destinatarie sono 11 Case di riposo, 9 in diocesi di Cuneo e 2 in quella di Fossano.
“Siamo sempre a disposizione per eventuali richieste, anche di parrocchie che, sul proprio territorio, hanno una Casa di riposo non propria” sottolinea don Luciano.

Per il lavoro
È stato creato un coordinamento tra vari soggetti che dialoga in continuazione col territorio per capire quali sono le reali priorità. Soprattutto per evitare sovrapposizioni. Come ha scritto un parroco, “tanti sono gli appetiti che si sprigionano in questa ‘fase 2’; il rischio è che si intervenga con quanti già ricevono da altri fondi e che i più forti, che non hanno bisogno, arrivino a prendere mentre i piccoli e più deboli non riescano neanche a fare la domanda”.
Le priorità.
- Creare un fondo per start-up, valorizzando un progetto sociale della Fondazione Crc, da offrire alle cooperative che vogliono investire in lavoro buono.
- Con l’aiuto dei sindacati e di associazioni di categoria individuare piccole realtà artigianali e commerciali a cui può valere la pena concedere prestiti per pagare l’affitto o anticipare uno/due mesi di cassa integrazione, perché sono senza liquidità, non hanno aiuti particolari e hanno buona prospettiva di andare avanti.
- Appoggiare progetti delle cooperative per mantenere i loro soci al lavoro (a una cooperativa, ad esempio, è stato dato un contributo con il quale sostenere per alcuni mesi due assunzioni di giovani fatte questa settimana con contratto di apprendistato).
- Una parte del Fondo servirà per inserimenti lavorativi di giovani migranti o persone senza lavoro che sono in difficoltà; “per questo stiamo creando già da due mesi un percorso di formazione e stiamo riprendendo i contatti con imprenditori".
"Continueremo a seguire l’evoluzione dell’emergenza nelle nostre Case di Riposo e nel mondo del lavoro, perché sappiamo che le difficoltà economiche dureranno a lungo” conclude don Flavio Luciano.