Adolescenti e fase 2: reazioni e possibili chiavi di lettura

Adolescente computer Foto di Annie Spratt on Unsplash
Foto di Annie Spratt on Unsplash

Questa settimana La Neuropsichiatria Infantile dell'AslCn1 nella sua rubrica ci parla di adolescenti e fase 2. La Npi ha attivato un servizio, completamente gratuito e completamente anonimo, per tutte le famiglie che (soprattutto in questo periodo) hanno riscontrato alcune difficoltà con i figli. Chiunque abbia bisogno di chiarire un dubbio, di fare una domanda, di chiedere un parere educativo, di risolvere un problema di organizzazione familiare che il Covid19 ha creato può scriverci a lafedelta@lafedelta.it . La vostra richiesta rimarrà anonima e le risposte saranno pubblicate sui prossimi numeri del giornale.

Il periodo di isolamento che tutti noi ci siamo trovati ad affrontare ha sicuramente sollevato vissuti ed emozioni diverse, dal verosimile disorientamento iniziale alla necessità di riorganizzarsi in tutti i settori della nostra vita per riadattarci in qualche modo alle richieste e alle esigenze di questo momento.
I bambini e i ragazzi hanno dovuto affrontare un improvviso blocco rispetto a ciò che caratterizzava la loro quotidianità: niente più scuola, sport, incontri con gli amici, gite, uscite, catapultati all’interno di una cornice che gli adulti hanno fatto fatica a spiegare non solo perché del tutto nuova, ma soprattutto perché fonte di ansia, paure generate dal rischio e dall’assenza di certezze su come muoversi, cosa fare, quale delle innumerevoli opinioni scientifiche e politiche ritenere credibili o affidabili.
Dopo l’isolamento stretto si affaccia però il momento delle prime prove di apertura a movimenti e relazioni sociali. Si cominciano quindi ad osservare reazioni nei bambini e nei ragazzi che ancora una volta ci aiutano a fare delle riflessioni e osservazioni.
Le prime rilevazioni rispetto al periodo di isolamento ci dicono che i giovani adolescenti e i ragazzi più grandi hanno mostrato, non solo grandi capacità di adattamento (alla perdita di routines, alle nuove modalità di studio, al rivolgersi della propria famiglia verso sé stessa piuttosto che all’esterno), ma, soprattutto, capacità di comprensione e senso di responsabilità.
In molti casi, inoltre, hanno stupito gli adulti rispetto alla competenza e al supporto fornito verso l’utilizzo degli strumenti tecnologici, prima a loro uso quasi esclusivo, talora rimproverato, e in questo momento così fondamentali per tutti noi.
E ora, nella nuova fase, di fronte alle minime aperture, cosa stiamo osservando?
- Ragazzi che in questo periodo di isolamento hanno mantenuto o riscoperto il desiderio di ritornare nell’ambiente sociale, uscire di casa, ritrovarsi con gli amici, anche anticipandone i tempi, forse valorizzando un bisogno che le modalità di socializzazione ‘on line’ avevano reso più tenue.
Sono questi i ragazzi  i cui genitori si potrebbero trovare di fronte alla difficoltà di dover “frenare”, limitare le spinte ad uscire e a ritrovarsi tra coetanei, lasciando a margine dei pensieri il rischio ancora attuale e le misure di distanziamento sociale tuttora presenti. In tal caso può essere utile la ricerca del dialogo che orienti a scelte di senso e alla responsabilizzazione, argomenti che, come sottolineano diversi autori (Lancini, 2020; Vicari 2020 intervista),  sono alla portata dei ragazzi e possono indirizzare decisioni e comportamenti.
- Ragazzi, al contrario, che già prima dell’emergenza tendevano all’isolamento e ad una scarsa partecipazione sociale. Il nuovo stile di vita potrebbe aver ridotto il loro senso di disadattamento rispetto ai coetanei - “siamo tutti nelle stessa situazione”- e, paradossalmente, incrementato un “effimero” senso di benessere, anche rispetto alle richieste di studio, ora anch’esse caratterizzate da modalità di assenza di esposizione “sociale” e di minore confronto diretto con gli altri. Per loro la strada verso la ripresa di una sorta di “normalità” potrebbe risultare faticosa, in quanto significherebbe ritornare ad una dimensione percepita già da prima difficile di per sé. Questi ragazzi necessitano di comprensione e di aiuto da parte della famiglia, della scuola e, in alcuni casi, di intervento specialistico; ovvero del sostegno di una rete di figure adulte di riferimento che possano ‘lavorare insieme’ per accogliere e pensare strategie per affrontare il disagio psicologico.
- E poi, ci sono quei ragazzi che hanno sempre dimostrato un livello di adattamento e partecipazione sociale che pareva adeguato, ma che nel corso dell’isolamento hanno lasciato emergere aspetti di demotivazione e ritiro, fino ad avvertire la fatica a riprendere, in questa seconda fase, il movimento verso l’esterno: poca voglia di progettare, di uscire, ridotti contatti anche solo virtuali con amici… Le motivazioni sottostanti a tali reazioni sono impossibili da generalizzare; possono infatti entrare in gioco funzionamenti di iper-adattamento (una sorta di “sindrome del prigioniero”), il possibile riemergere di vissuti ed emozioni non adeguatamente metabolizzati (ansie, paure, diffidenza). In questi casi potrebbe trattarsi anche solo di ‘tempi’, che non sempre coincidono nella visione di adulti e ragazzi.
Occorre inoltre considerare che in generale per i ragazzi il mondo on line non rappresenta un “ripiego comunicativo e relazionale”, come può apparire a noi adulti e, pertanto, potrebbe essere avvertita da loro meno forte l’esigenza di un ritorno immediato ad un “prima”. Essi, da tempo, ci narrano come il mondo relazionale “virtuale” sia per loro del tutto “reale”, appagante e spesso bastante rispetto ai propri bisogni, in continuità con una generazione di adulti che ha contribuito a rendere i ragazzi più fragili rispetto alla costruzione di sé, alla tolleranza delle frustrazioni, al confronto personale con gli altri, come diversi autori sottolineano. In questo caso, allora, il rispettare i tempi, favorire il dialogo su vissuti e pensieri, fornire stimoli di aiuto e confronto, ovvero affidare responsabilità, invitare ad attività insieme… potrebbero già costituire un buon punto di partenza.
Attenzione, però, alla sorveglianza rispetto ad un pericolo generale incombente nel web, il cyberbullismo, ma questo potrebbe essere argomento di futura trattazione.
Infine, un altro stimolo di riflessione è anche il poter osservare come i comportamenti e le reazioni dei ragazzi appaiono molto ‘in relazione’ a quelle che sono le nostre emozioni di adulti, i nostri disorientamenti, le nostre disponibilità effettive di tempo e spazio mentale... ed in questo particolare momento storico non possiamo che concederci di stare ad osservare, a vivere e resistere ai timori e alle incertezze, come occasione, forse, per sviluppare nuove competenze.

Per approfondimenti e altre riflessioni si propone: Matteo Lancini - Rassegna Stampa- (articoli e interviste su temi legati all'adolescenza e all'attualità)