Riprendono le messe, tra prudenza e fiducia

Chiese aperte al popolo da lunedì 18 maggio. Le raccomandazioni del vescovo

Cattedrale Riapertura coronavirus
foto Loris Salussolia

Una ripresa graduale nel rispetto delle regole, all’insegna della prudenza e con qualche timore. È la fotografia di quanto sta accadendo da lunedì nelle chiese della nostra diocesi, dopo il Protocollo sottoscritto dal Governo e dalla Cei, che ha dato il via libera alle messe con il popolo. Altre diocesi (come Mondovì e Pinerolo) hanno invece deciso di attendere ancora una settimana, per ragioni di carattere pratico (i rischi per la salute che non sono scomparsi) e liturgico.
Il vescovo Piero Delbosco la settimana scorsa ha incontrato i parroci nelle varie zone pastorali della diocesi per illustrare il decreto di riapertura: “Da parte dei sacerdoti c’è l’adesione convinta a queste norme, anche se sono tutti molto prudenti perché, in base a quanto indicato nel decreto, è il parroco ad essere responsabile della sicurezza sanitaria delle celebrazioni. Ci vuole davvero grande prudenza - sottolinea il vescovo di Fossano e Cuneo -, in particolare nel far rispettare la capienza massima stabilita per ogni luogo di culto, nel curare l’igiene dei locali, nell’evitare assembramenti dentro e fuori le chiese. Soprattutto in occasione dei funerali e di celebrazioni che si prevedono affollate, come le messe di trigesima o primo anniversario. Per questo il decreto offre la possibilità di celebrare messe all’aperto”. “Questi mesi di confinamento casalingo hanno fatto nascere tante belle esperienze di preghiera in casa, di liturgie della Parola, commenti biblici... alcune condivise attraverso i social: non dobbiamo lasciarle cadere, ma proseguirle anche in futuro” è l’appello di mons. Delbosco.
Ogni fedele troverà le istruzioni per una partecipazione ordinata e consapevole alle messe sulle bacheche di fronte alle chiese.
Forse la scarsa affluenza che si registrerà all’inizio (la paura del contagio è ancora alta) eviterà pericolosi assembramenti e renderà più facile gestire gli ingressi, soprattutto la domenica (sul settimanale di mercoledì 20 maggio il racconto di come si sono preparate alcune parrocchie della diocesi).
La ripresa delle messe porta con sé anche alcuni punti interrogativi. “Non si tratta semplicemente della riapertura di un luogo sacro, delle nostre chiese che sono sempre rimaste aperte. Si tratta piuttosto di ritornare a manifestare il nostro essere comunità, il nostro essere famiglia” ha detto in un videomessaggio il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei.
Certo, si ritorna a celebrare l’eucarestia con il popolo, ma quale forma di comunità esprimono queste messe? Duilio Albarello, teologo e preside dell’Issr, ha scritto sull’Unione Monregalese: “Quale sostanza di comunione con Dio e con gli altri è in grado di esprimere un’assemblea selezionata, composta di monadi che indossano mascherine e guanti, ben distanziate le une dalle altre per timore del contagio, come dentro un supermercato o un museo qualsiasi? È lecito insomma celebrare ad ogni costo, anche a prezzo di compiere un atto liturgico canonicamente valido, ma ecclesialmente inefficace?”. Il rischio insomma è di stravolgere la simbolicità dei gesti, di tornare ad una liturgia preconciliare, in cui l’assemblea è una variabile indipendente e l’unico protagonista è il ministro sacro.

Servizio completo su La Fedeltà del 20 maggio