L’Asl Cn2 prepara il futuro di Verduno

Non hub Covid, ma ospedale unico per Alba-Bra. L’operazione è in corso, la conclusione è fissata nel mese di luglio, contagi e burocrazia permettendo

Ospedale di Verduno

Aprire un ospedale nuovo. Trasferirvi le attività di altri due. E fronteggiare nello stesso tempo una pandemia. È l’«esercizio ad alta complessità» nel quale si è venuta a trovare in questi mesi ed è tuttora impegnata l’Asl Cn2 diretta da Massimo Veglio.

Il nuovo ospedale è quello di Verduno, i suoi due “polmoni” sono quelli del San Lazzaro di Alba e del Santo Spirito di Bra. L’operazione è in corso; la sua conclusione è stata fissata (si spera) nel mese di luglio. L’ultimo atto sarà il trasloco delle attività chirurgiche oggi ad Alba.

Quando sarà a regìme, Verduno diventerà il nuovo ospedale dell’Asl Cn2, l’unico attrezzato con Pronto soccorso e il solo ad occuparsi - nel caso fosse ancora necessario - dei malati Covid, ovviamente con accesso e degenza separati. Alba e Bra assumeranno invece la funzione di presidi sanitari, diversi dagli ospedali, nei quali allestire attività di medicina territorale.

Ad oggi non è ancora così. Non del tutto, almeno. Alba, infatti, è ancora un ospedale a tutti gli effetti, con tanto di reparto Covid che, alla data di venerdì 23 maggio, ospitava 29 pazienti. Malati affetti da Covid sono ricoverati anche a Verduno, di cui è stata anticipata l’apertura, a fine marzo, proprio per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Attualmente ce ne sono 30 e sono a bassa-media intensità assistenziale, come si era deciso sin dall’inizio. Per qualche tempo è aleggiata anche l’ipotesi di fare di Verduno un ospedale esclusivamente dedicato al Covid, a servizio di tutto il Piemonte. Il disegno della Regione è poi rientrato, anche per la graduale riduzione dei contagi, lasciando qualche domanda sospesa. Ora il suo presente è di “ospedale in divenire”, con il reparto Covid che è stato affiancato - perché cominciasse ad assumere le caratteristiche di un vero nosocomio - dai reparti dei medicina e gastroenterologia di Bra. Di conseguenza, la “terza gamba” - quella del Santo Spirito di Bra - è stata sostanzialmente svuotata, passo doloroso ma necessario verso la sua trasformazione in “Casa della salute”, ovvero in quel presidio che - nelle intenzioni dell’Asl - dovrebbe fornire risposte alla maggior parte dei bisogni sanitari territoriali dei suoi cittadini, dalla radiologia agli ambulatori specialistici, dai prelievi di sangue al consultorio materno-infantile.

Il direttore generale Massimo Veglio confida di portare a termine l’intero percorso nei tempi stabiliti. Anche perché dall’assestamento dei tre presidi dipende la ripresa a pieno regìme delle attività ospedaliere ordinarie, comprese le visite e le operazioni chirurgiche bloccate in questi mesi per concentrare tutte le risorse (umane e strumentali) contro il nuovo nemico. Restano, però, ancora due incognite. La prima è legata agli imprevisti tecnici e burocratici di cui è lastricato il cammino di un’operazione tanto complessa; la seconda (assai più pericolosa) all’andamento dei contagi.

“Stiamo uscendo appena oggi da un infermo lungo quasi tre mesi - commenta Veglio -. Ma se, a causa di un modo scriteriato di vivere l’apertura, dovessimo fronteggiare un’altra ondata, non so se questa volta ce la faremo a resistere”. Messaggio chiarissimo, non coglierlo sarebbe criminale.