Medicinsieme: “Prudenza e consapevolezza: le nostre armi contro il Covid”

I numeri calano, ma lo studio medico associato mantiene elevati livelli di attenzione. Uno “Studio rosso” in struttura per i casi sospetti

Medicinsieme Coronavirus Studio Rosso

Ci sono pazienti in coda, a distanza di sicurezza, davanti all’ingresso di Medicinsieme, lo studio associato di piazza d’Armi che raggruppa 16 medici di famiglia e circa 25 mila mutuati di Fossano e dell’Oltrestura. Attendono che il loro medico esca dallo studio, nell’orario di prenotazione, per accompagnarli all’interno per la visita. È una scena che si ripete dall’inizio di marzo. E che vedremo per un tempo ancora imprecisato. I medici, infatti, non hanno alcuna intenzione di allentare le misure anti Covid soltanto perché i numeri del contagio sono diminuiti.

“La guardia, al contrario, resta altissima” - ricordano Maurizio Sarotto, medico in servizio, e Giorgio Cagnazzo, medico in pensione, rispettivamente presidente e direttore della cooperativa Medingranda a cui fa capo lo studio associato -. Lo facciamo a tutela di noi medici e dei nostri pazienti, seguendo il sistema che ci ha accompagnati sin qui e che ci ha permesso di visitare in sicurezza tutti i mutuati”.

L’architrave di questo sistema è lo “Studio rosso”, che Medicinsieme ha allestito, allo scoppiare della pandemia, nel seminterrato dell’edificio. È lo studio nel quale vengono esaminati i casi “sospetti”, non ancora Covid conclamati, quando non sia necessario visitarli a domicilio. L’ingresso e l’uscita seguono percorsi separati rispetto agli altri pazienti. Il medico vi fa accesso soltanto dopo una particolare vestizione (che viene completata in una stanza vicina), con visiera, camice, guanti e calzari, indossati per quella sola occasione e smaltiti subito dopo come rifiuti.

Da qualche settimana, i medici possono avvalersi anche di un ecografo portatile, acquistato con le sottoscrizioni di privati e aziende e che utilizzano esclusivamente - dopo essersi addestrati - per individuare eventuali polmoniti interstiziali (la prova del nove del Coronavirus): “uno strumento per la diagnosi che si è rivelato molto prezioso - assicura Sarotto - e che tale si rivelerà nel prossimo autunno-inverno, quando torneranno i sntomi influenzali e sarà necessario distinguerli dagli eventuali ritorni di fiamma del Covid, non potendo per ovvie ragioni prescivere una lastra al torace in ospedale”.

D’altra parte, il virus non ha ancora oggi smesso di circolare, come confermano i numeri del report settimanale su ricoveri e quarantene dei mutuati. Ma se anche dovessero scendere ancora (come ci si augura), i tre mesi di battaglia contro il virus hanno insegnato il valore della prudenza: quello che - dall’acquisto dei primi “dpi”, ancora a fine febbraio - ha fatto sì che Medicinsieme continuasse a svolgere la propria funzione senza incidenti di percorso, nonostante l’esposizione, i numeri (25 mila mutuati) e la concitazione delle prime settimane nelle quali poteva succedere (e in altre parti d’Italia è successo) un po’ di tutto.

“Siamo stati fortunati, prudenti e consapevoli - precisa Cagnazzo -. Sono le nostre uniche armi e non dobbiamo assolutamente dismetterle. Chiediamo pertanto ai nostri assistiti di avere pazienza e di accettare il disagio di attendere in coda, cercando di rispettare il principio della puntualità”.

Articolo completo su "la Fedeltà" di mercoledì 3 giugno