È iniziata la regolarizzazione dei rapporti di lavoro per gli stranieri

Due le strade per l’emersione del lavoro nero, ma la procedura per la domanda (fino al 15 agosto) è piuttosto complessa

Migranti Lavoratori Stagionali
foto SIR

A partire dal 1° giugno (e fino al 15 agosto), i datori di lavoro possono regolarizzare rapporti di lavoro con personale straniero irregolarmente residente nel nostro Paese. Lo stabilisce una norma del decreto-legge “Rilancio” (del 19 maggio scorso) denominata “Emersione dei rapporti di lavoro” (art. 103).
In realtà la norma introduce una doppia sanatoria: da un lato regolarizza rapporti di lavoro irregolari di lavoratori italiani o stranieri, dall’altro introduce per lo straniero con un permesso di soggiorno scaduto la possibilità di ottenerne uno, in deroga alle regole “ordinarie”, della durata di sei mesi. Non si tratta di una sanatoria generalizzata, ma della regolarizzazione riservata ad alcune precise categorie di persone, che lavorano o intendono lavorare nei settori dell’agricoltura e allevamento, della pesca e acquacoltura, dell’assistenza agli anziani e della cura della casa.
La logica del provvedimento, dichiarata nell’art. 103, è quella di “garantire livelli adeguati di tutela della salute individuale e collettiva in conseguenza della contingente ed eccezionale emergenza sanitaria connessa alla calamità derivante dalla diffusione del contagio da Covid-19 e favorire l’emersione di rapporti di lavoro irregolari”.
La procedura per la domanda è piuttosto complessa: occorre avere precisi requisiti, produrre determinati documenti, espletare varie pratiche. Per questo si consiglia di rivolgersi ai patronati dei sindacati che si sono organizzati per offrire la necessaria consulenza. Tra questi l’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere, promossa dalla Cisl), il cui referente a Fossano è Stefano Cassine (cell. 331.5464310). Vediamo i principali aspetti di questa regolarizzazione.

Due canali e due diverse procedure
La norma in esame, come detto, delinea anzitutto due canali per attuare la regolarizzazione. Il primo prevede che i datori di lavoro possano mettere in regola i lavoratori attualmente irregolari; nel caso di migranti irregolari, questi riceveranno automaticamente un permesso di soggiorno. Il secondo canale dispone – per i migranti irregolari che già avevano lavorato nei settori interessati ma hanno perso il lavoro – un permesso temporaneo di sei mesi per cercare un nuovo impiego nei settori concordati, purché il loro permesso di soggiorno sia scaduto successivamente al 31 ottobre 2019.
In base dunque ai soggetti interessati, la presentazione delle domande agli uffici del ministero dell’Interno è regolata da due differenti procedure. La prima si svolge presso lo Sportello unico per l’immigrazione, esclusivamente con modalità informatica)all’indirizzo web nullaostalavoro.dlci.interno.it tramite il sistema di identificazione digitale Spid), previo pagamento di un contributo forfettario di 500 euro da parte del datore di lavoro. La seconda procedura, rivolta alla Questura, si tiene presso gli uffici postali ‘sportello amico’ (Poste Italiane chiede 30 euro per il servizio) inoltrando il modulo di richiesta di permesso di soggiorno compilato e sottoscritto dall’interessato; in questo caso il contributo forfettario è di 130 euro.

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