Storia di un femminicidio, del prima e del dopo

Non ti lascio alla notte

Non passa giorno senza che le cronache ci parlino di nuovi casi di femminicidio; anche la nostra provincia ha pagato recentemente il suo tributo. Così come Fossano, esattamente sei anni fa. A ogni notizia i nostri interrogativi si moltiplicano: “Com’è possibile che non si riescano a prevenire questi gesti? Perché non si riesce a proteggere queste donne? Come sopravvivono i bambini a queste tragedie? Chi se ne prende cura? Cosa possiamo fare per fermare questo stillicidio?”

Nei mesi scorsi è uscito un romanzo - Non ti lascio alla notte - (Edizioni Giovane Holden) che, più efficacemente di un saggio, affronta queste questioni e aiuta a cercare qualche risposta. L’autrice è una giornalista del quotidiano milanese Il giorno, Claudia Cangemi di Arese, con radici cuneesi (la mamma era originaria di Caramagna). La sua non è soltanto la storia tra il carnefice e la vittima, ma coinvolge più persone, più relazioni, in particolare i famigliari della vittima: si tratta di un romanzo che affronta la sofferenza degli orfani dei femminicidi, che si ritrovano senza genitori, con un trauma difficile da superare.

Perché questo titolo? “Non ti lascio alla notte - ci ha spiegato l'autrice - si riferisce all’impegno della sorella della vittima a non abbandonare suo figlio, a non lasciarlo nell’angoscia, nel dolore, nella non consapevolezza. Ma si riferisce anche al fatto di poter “nominare” quel fatto tragico accaduto. Rappresenta l’impegno a raccontare al nipote quel che è successo alla mamma. Perché questa donna non venga cancellata due volte.