Il Terzo settore alla prova del Covid-19

Il mondo del volontariato nei mesi della pandemia e del lockdown: l'indagine del Csv di Cuneo suggerisce strategie future

Volontariato (Foto Sir)
Volontariato (Foto Sir)

Gli enti del Terzo settore a confronto con il coronavirus e il lockdown con cui si è cercato di contrastare la pandemia. Il Centro di servizi per il volontariato (Csv) di Cuneo ha aderito all’iniziativa promossa dall’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato in Italia (CsvNet) impegnandosi “per la diffusione di un sondaggio agli enti del Terzo settore della provincia di Cuneo con la duplice finalità di mappare l’evoluzione delle attività e necessità degli enti del terzo settore durante l’emergenza sanitaria e, parallelamente, raccogliere dati utili al sistema Csv per valutare il potenziamento o la rimodulazione dei servizi di supporto agli stessi enti del settore del Terzo settore in base alla lettura dei nuovi bisogni”. I dati emersi sono stati diffusi nelle scorse settimane.

Più nel dettaglio, “il personale tecnico del Csv di Cuneo ha elaborato nel mese di aprile un breve questionario con «Moduli Google», diffondendo il relativo link per la compilazione on line tramite i canali web istituzionali, la mailing list e le liste di distribuzione di Whatsapp agli enti del terzo settore con cui ha rapporti di servizio”; è stato possibile partecipare al sondaggio fino allo scorso 16 maggio. Hanno risposto 335 enti di tipo associativo, la cui forte maggioranza è rappresentata dalle organizzazioni di volontariato con cui il Csv cuneese “per sua storia e natura, ha più intensi e longevi rapporti di servizio”; a seguire associazioni di promozione sociale, onlus, enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti generici senza scopo di lucro.

Spiegano dal Csv cuneese: “Mentre il 38% degli enti del Terzo settore non ha attivato azioni straordinarie in risposta all’emergenza e, di questi, più della metà non ha proseguito nemmeno le attività ordinarie, circa 1/3 le ha parzialmente interrotte e solo una piccolissima percentuale ha continuato a svolgere almeno le attività ordinarie”. Le attività ordinarie interrotte riguardano soprattutto servizi e iniziative per il tempo libero e attività culturali, attività formative ed educative, assistenza alle persone in difficoltà; quanto alla causa dell’interruzione, essa dipende nella gran parte dei casi dalla volontà di rispettare i decreti governativi. Per contro,  “le principali attività svolte o organizzate in risposta all’emergenza hanno riguardato la distribuzione a domicilio di beni di prima necessità, l’ascolto e la compagnia per via telefonica, il volontariato sanitario, il supporto psicologico a distanza e l’educazione/animazione a distanza”. Più nel dettaglio, “per i 209 enti del terzo settore che hanno attivato servizi in risposta all’emergenza, si tratta nel 51% dei casi di attività sia nuove che già svolte, nel 28% dei casi di attività nuove, nel 21% dei casi di attività già svolte”: “Il 62% delle realtà organizzate mappate che ha dichiarato di avere svolto attività specifiche in risposta all’emergenza ha attivato soprattutto servizi di distribuzione a domicilio di beni di prima necessità a soggetti fragili; a seguire servizi di volontariato di protezione civile, servizi di ascolto e compagnia per via telefonica, raccolte fondi, volontariato sanitario, disbrigo di pratiche amministrative e supporto psicologico”.

Quanto ai destinatari dei servizi attivati per l’emergenza sanitaria, “la categoria più rilevante è costituita dai soggetti maggiormente vulnerabili, cioè anziani, cittadini in quarantena, persone sole e persone fragili come disabili, minori o con patologie”. Gli enti del Terzo settore intervistati hanno inoltre riferito di “aver collaborato con altri soggetti territoriali, in primis i Comuni e a seguire la Protezione civile e le altre associazioni non profit”. “La collaborazione con gli enti preposti – osservano dal Csv di Cuneo – è sicuramente stata condizione imprescindibile dettata dalle ordinanze della fase acuta dell’emergenza per garantire il coordinamento e la sinergia degli interventi, ma dovrà rimanere una sfida perseguibile nelle prossime progettualità per la ripresa di tutte le attività associative in risposta dei nuovi bisogni sociali innescati dalla crisi”.

Il sondaggio ha permesso inoltre di comprendere quali siano le maggiori difficoltà con cui si sono dovuti misurare i volontari degli enti intervistati. Sono la “generalizzata carenza o mancanza dei dispositivi di protezione individuale” e “la carenza o mancanza di risorse economiche per coprire nuove spese”, ma anche “le incertezze o poca chiarezza delle normative sull’emergenza e, dato da non sottovalutare, la carenza degli stessi volontari per l’impossibilità di impiegare le persone anziane”. La pandemia, peraltro, ha fatto emergere “la necessità di un reclutamento di giovani volontari attivi per sopperire al numero considerevole di volontari che si è dovuto fermare perché appartenenti ad una fascia di età a rischio”.

Quanto al numero complessivo dei volontari, gli enti del Terzo settore intervistati hanno messo in campo 3.180 persone; di queste, il 13% è costituito da nuovi volontari, a cui, però, bisognerebbe aggiungere “il numero ben più ampio di nuovi volontari reclutati direttamente dai Centri operativi comunali nell’emergenza”. Sempre secondo gli enti intervistati, “è di circa 900 il numero di volontari dichiarati necessari per far fronte ai nuovi bisogni sociali”.

I disagi manifestati dalle persone a cui si è cercato di portare aiuto sono soprattutto solitudine e povertà; si registrano anche casi di depressione. Ma di aiuto hanno bisogno gli stessi enti del Terzo settore, soprattutto quelli di dimensioni piccole e medie che pagano il prezzo più elevato per la mancanza di liquidità dovuta al lockdown.

Il Csv cuneese sintetizza infine quanto emerso dal sondaggio identificando tre fronti sui quali bisognerà impegnarsi. Occorre, innanzitutto, “rafforzare l’impegno di supporto agli enti del terzo settore per la ricerca di fondi e di nuove competenze volontarie per cavalcare la crisi socio-economica”. In secondo luogo, è necessario “continuare a favorire un processo culturale e di «capacitazione» di operatori e volontari sulle tematiche del terzo settore con particolare riguardo alla situazione contingente, ma anche sulle potenzialità che le nuove tecnologie possono rappresentare per l’operatività dello stesso terzo settore”. Infine, l’invito a “continuare ad animare le reti tra soggetti pubblici e privati del settore sociale perché questa modalità di azione diventi un metodo operativo a sistema e non un obiettivo a scadenza con lo scemare dell’intensità dell’emergenza”.