Vacanze a Stura: tra storia e cronaca, l’avventura del “Regno”

Un piccolo angolo di paradiso sulle sponde del fiume sul lato di Trinità

Il Regno - bagnanti a Stura

Si chiama il Regno e non è un nome dato a caso. Perché è un piccolo angolo di paradiso adagiato sulla riva di Stura, sponda di Trinità. Lo si scorge appena dal viale Mellano, all’altezza del Seminario, protetto com’è da una selva di alberi frondosi. Dagli Anni ‘50 è un punto di ritrovo imprescindibile per un giro largo di fossanesi che - sotto la regìa dei “Simunin”, la famiglia Grasso del borgo Vecchio - ne hanno fatto il proprio punto di ritrovo.
Raggiungerlo non è immediato: con l’auto bisogna inoltrarsi nelle rive di Stura, oltrepassando la Savella. A piedi, un tempo, era più facile e più consueto. Le famiglie borgatine scendevano da San Lazzaro e guadavano il fiume appoggiandosi alle guide di legno che, d’estate, venivano tirate tra una sponda e l’altra. Erano gli anni in cui le vacanze estive, per i fossanesi, facevano rima con le spiagge di Stura. I più non avevano auto, né soldi da sprecare, né casa al mare o in montagna. Ma avevano la gioia di vivere e la voglia di condividerla. E così, da maggio a settembre, il fiume diventava occasione di festa: qualche volta lungo la settimana, sempre la domenica, quando le comitive si facevano più numerose sparpagliandosi tra il lido di San Lazzaro o della Cartiera o sotto le ombre invitanti della Ghinga. Tante abitudini oggi sono cambiate, il fiume stesso non è più quello di un tempo. Ha mutato il suo corso e cancellato molti dei “tumpi” (i gorghi) dove si andava a fare il bagno. E le sue sponde non sono più meta di vacanzieri a chilometro zero. Resiste soltanto qualche eccezione.

Articolo completo su "la Fedeltà" di mercoledì 29 luglio"