Meno acquisti, più consulenze: il Covid ha cambiato anche le farmacie

Il punto con Aurelio Rinaudo e Mario Grasso a cinque mesi dall’inizio dell’emergenza

Che cosa è cambiato, in questi mesi di coronavirus e lockdown, per gli italiani che si recano in farmacia? Abbiamo provato a parlarne con Aurelio Rinaudo, direttore delle tre farmacie municipali, e Mario Grasso, contitolare della farmacia Cumino. “Il primo cambiamento - spiega Rinaudo - è che sono aumentate le richieste di consulenza. La gente è più in allarme: appena ha la febbre va in crisi, anche se i sintomi sono riconducibili a tutt’altri fattori. La seconda è che sono sensibilmente diminuiti gli acquisti. Si parla di un calo generalizzato del 30%, secondo i dati dei grossisti, che hanno riguardato parafarmaci e cosmesi, ovvero i beni non di prima necessità”. Molte le possibili cause: la circospezione in cui, nell’arco di almeno tre mesi, i clienti sono entrati (anche) nelle farmacie, la crisi economica unita alla propensione ad un maggior risparmio, la crescente tendenza ad acquistare prodotti online. Un altro cambiamento - più banale - è nel fatto che “ora tutti devono mettersi a fare la coda, rispettare le distanze igienizzarsi le mani. Posso dire che le regole vengono complessivamente rispettate. Infine, stanno prendendo piede le ricette telematiche, su pc o telefono del paziente”.

Conferma il calo delle vendite il collega Mario Grasso. “Per noi è il momento di tener duro” - dice. Nello stesso tempo conferma una maggior “riconoscibilità sociale del ruolo del farmacista”. “È aumentata la consapevolezza - riflette - del fatto che non vendiamo prodotti, ma garantiamo servizi. Questo si percepisce, ad esempio, con l’aumento di prestazioni sanitarie come i prelievi di sangue, a supporto dei servizi ospedalieri”. Il suo auspicio è che “questa tendenza venga assecondata riconoscendoci il ruolo che già svolgiamo nella rete dei servizi sanitari territoriali, ad esempio garantendoci l’accesso al Fascicolo sanitario elettronico con i dati dei pazienti, alla pari di medici e infermieri”. Sul fronte più commerciale, Grasso segnala un “lieve decremento nella vendita di mascherine”. “Siamo sulle 350-400 a settimana - afferma -: quelle a 0,50 centesimi”. I guanti, invece, non si vendono più. “La gente ha ormai capito che l’igienizzazione migliore è il lavaggio frequente delle mani”. In compenso si vendono ancora disinfettanti, “anche se molto meno di prima”. “E non è mancato - ricorda - chi ha cercato di approfittarne. Abbiamo rifiutato forniture di termometri a 150-160 euro, quando prima dell’emergenza ne costavano soltanto 49”. Morale: “Il Covid ha lasciato il segno - conclude - e, anche se ci stiamo lentamente riavvicinando alla normalità, non si tornerà come prima. Spero davvero che questo cambiamento ci porti più opportunità che problemi”.

Intervista a Massimo Mana su "la Fedeltà" di mercoledì 29 luglio