Quando un poeta parla di altri poeti

Beppe Mariano ha raccolto in un volume i suoi saggi: ecco le sue "Perlustrazioni. Letterarie e teatrali"

Non è certo una lettura “da ombrellone”. Ma è una lettura che consigliamo volentieri, perché offre un punto di vista interessante sulla letteratura (anche teatrale), con particolare attenzione alla nostra terra. Parliamo di “Perlustrazioni. Letterarie e teatrali”, libro di Beppe Mariano stampato da “Achille e La Tartaruga” e in vendita a 10 euro.

Mariano, lo abbiamo presentato spesso ai nostri lettori come poeta: in “Perlustrazioni” diventa un critico. Il libro è infatti una raccolta di saggi, attraverso i quali Mariano parla di altri autori - di “colleghi” -  a cui si devono testi in prosa, in versi e per il teatro.

Ci sono nomi conosciuti, quelli che abbiamo studiato a scuola: citiamo ad esempio Gozzano e Pavese. E aggiungiamo Terenzio, noto a chi si è occupato di letteratura latina e un “must” per gli appassionati di teatro. Ancora, troviamo capitoli dedicati a uno scrittore più vicino a noi nel tempo come Sebastiano Vassalli (Mariano ne ripercorre l’evoluzione) e a un autorevolissimo esponente della critica letteraria come Giorgio Barberi Squarotti (raccontato  nel ruolo di redattore della rivista “Pianura”).

Non meno importante -e anzi, di certo, curiosa - è quell’attenzione alla realtà locale di cui dicevamo nell’apertura dell’articolo: realtà locale che, per l’autore, vuol dire innanzitutto Savigliano e il suo teatro, per quanto i lettori del Mariano-poeta leghino geograficamente la sua voce alle vallate alpine della provincia di Cuneo. Così ad esempio con “I soggiorni di Luca Roncoli al Milanollo”, uno dei capitoli del libro, scopriamo che a Savigliano il 18 febbraio 1608 “alcuni notabili cittadini recitarono in un cortile il dramma pastorale del saviglianese Marcantonio Gorena, scritto appositamente per le nozze delle due figlie di Carlo Emanuele I, Margherita ed Isabella, andate spose rispettivamente a Francesco Gonzaga e ad Alfonso d’Este”; al 1836 risale la nascita dello stesso teatro Milanollo, “fortemente voluto da un gruppo di saviglianesi, definitisi «Società de’ cittadini»”. Sempre a Savigliano Mariano incontrò Carlo Levi: e il resoconto di quell’esperienza, giustamente trascritta in “prima persona”, è davvero genuino.

Per quanto i temi affrontati nel libro richiedano un lessico rigoroso (talvolta tecnico), il libro di Mariano non diventa mai aridamente accademico o autoreferenziale: nelle mani di un lettore che nutra un certo interesse verso la letteratura “alta” e i suoi esponenti, le pagine di “Perlustrazioni” scivolano veloci l’una dopo l’altra, come le battute di un’opera teatrale che rapisce il pubblico. Ci permettiamo, in aggiunta, di segnalare un certo gusto, che crediamo di aver avvertito, nel costruire la frase, spesso per ipotassi: è la ragione che ordina il proliferare delle idee, e ci pare che questo “controllo formale” appartenga anche al Mariano-poeta in antitesi alle tante voci che soprattutto nel Novecento hanno cercato nella poesia una forza il cui compito è la distruzione del linguaggio comune.

Come l’autore scrive in apertura del libro, “Perlustrazioni” raccoglie interventi critici comparsi sulle riviste di cui Mariano è stato redattore e direttore. I suoi lettori possono così trovare i suoi contributi in un solo volume. Volume che, dicevamo, se non è adatto all’ombrellone, certo merita un posto sugli scaffali delle nostre librerie.