Povertà e disoccupazione in crescita con la pandemia

È il lavoro il secondo dei temi della Campagna Caritas-Focsiv "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"

Dacci Oggi Il Nostro Pane Quotidiano Focsiv
Il manifesto della campagna Caritas - Focsiv

“Auspico che, con l’impegno convergente di tutti i responsabili politici ed economici, si rilanci il lavoro: senza lavoro le famiglie e la società non possono andare avanti”. Con queste parole di Papa Francesco all’Angelus, la prima domenica di agosto, ha evidenziato quello che “è e sarà un problema della post-pandemia: la povertà, la mancanza di lavoro”, sottolineando che “ci vuole tanta solidarietà e tanta creatività per risolvere questo problema”. Il lavoro è la questione prioritaria ed urgente, soprattutto là dove vi è un’economia informale e dipendente dal mercato globale, dove mancano i sistemi di protezione sanitaria e sociale.

Sono tante le testimonianze che ci giungono dai diversi paesi dove si è impegnati con gli interventi sostenuti dalla Campagna Caritas Italiana-Focsiv “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Aisha in Bangladesh si è trovata da un giorno all’altro senza lavoro, la sua piccola impresa tessile è senza ordinativi dalle grandi aziende europee. Ibrahim in Libano non può più vendere i suoi prodotti di ortofrutta al mercato perché è chiuso. Fatima, lavoratrice domestica emigrata in Libano, buttata fuori dalla famiglia dove lavorava. Pedro in Perù che vendeva artigianato ai turisti ed ora non sa che fare. Tutti e tutte senza possibilità di cassa integrazione o redditi di emergenza. Siamo tutti coinvolti nel mercato internazionale, connessi dalle filiere produttive e commerciali. Il lockdown ha messo in evidenza la fragilità del sistema: di come siano gli anelli più deboli della catena sociale a pagare le maggiori conseguenze di questo periodo e di come siano stati pochi i settori che hanno resistito all’impatto dell’emergenza. Due tra tutti, quello dell’alimentazione, necessario alla vita, e quello delle armi, che produce morte.

Mentre la diffusione del Covid-19 accelera sempre di più in un crescendo di contagiati e di decessi in ogni parte del Pianeta, l’impatto sul mondo del lavoro aumenta le discriminazioni e le disuguaglianze, tra gli stessi lavoratori. Secondo i dati pubblicati lo scorso maggio dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro – OIL delle Nazioni Unite, i più colpiti sono chi lavora per conto terzi nelle catene di fornitura, i piccoli e micro-imprenditori con i lavoratori senza protezioni e compensazioni pubbliche. A seguire le donne, i giovani, le cui prospettive occupazionali sono più sensibili alle fluttuazioni della domanda, ed i lavoratori più anziani, che anche in tempi normali hanno difficoltà a trovare opportunità di lavoro dignitoso e sono ora gravati da un ulteriore rischio per la salute. Infine, i rifugiati e i lavoratori migranti, specialmente quelli impegnati per i lavori domestici e quelli impiegati nell’edilizia, nell’industria manifatturiera e nell’agricoltura. Alla diminuzione del lavoro corrisponde un progressivo aumento degli episodi di violazione dei diritti dei lavoratori, ai quali vengono imposte detrazioni salariali, licenziamenti senza giusta causa, congedi forzati senza retribuzione, ecc. In alcuni casi sono stati anche vanificati tutti gli sforzi compiuti per ridurre le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile. In molti Stati africani, ma anche asiatici e latinoamericani, la situazione per i piccoli imprenditori e per i lavoratori informali è grave, mancano i sussidi per far fronte alle necessità primarie ed alla crisi. In Africa si calcola che siano oltre 150 milioni i posti di lavoro a rischio nelle imprese informali impegnate in settori ad alta esposizione al Covid-19.

La crisi acuisce le ingiustizie e può far crescere le tensioni. È il caso della Tunisia, dove l’aumento della disoccupazione, che in alcune aree depresse raggiunge oltre il 35%, ha dato luogo a nuovi flussi di migranti verso le nostre coste. La costruzione di nuovi muri significherebbe non capire il problema reale. È con la cooperazione e un sistema economico giusto e che protegge i lavoratori, che si dovrebbe rispondere.

La pandemia è solo una grande tragedia, tuttavia potrebbe essere l’occasione per imparare alcune lezioni fondamentali: trasformare le relazioni economiche e sociali in nuove opportunità di coesione e pace, ad iniziare dal mondo del lavoro, con solidarietà e creatività.