Unione Europea, una doppia ripartenza

Negoziato sul futuro bilancio comunitario 2021-2027 e "Green deal"

bandiere degli stati europei e dell'Europa

Si annuncia un autunno difficile per tutti. Per il mondo, alla vigilia delle elezioni presidenziali americane, importanti non solo per gli USA, ma anche per gli incerti equilibri mondiali che una rielezione di Donald Trump non migliorerebbe. In Europa l’attenzione è concentrata sulle rivolte popolari in Bielorussia, con una prospettiva seria di nuove dinamiche democratiche, ma anche sotto la minaccia di interventi repressivi e gli avvertimenti di Mosca per evitare una nuova Ucraina.

Dentro l’Unione Europea, dove riprende la corsa del Covid-19, ripartiranno a giorni i cantieri del nuovo programma di lavoro, rafforzato dalle decisioni del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo di luglio, ma ancora in attesa di conoscere l’esito del negoziato sul futuro bilancio comunitario 2021-2027 dove si prospettano tensioni significative tra le due Autorità di bilancio, il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri. Tutto questo mentre prende corpo una conclusione traumatica della secessione britannica a seguito dell’azzardo di Brexit ormai a quattro mesi dalla scadenza prevista per il divorzio dall’UE e con problemi seri per il Regno Unito alle prese con una caduta dell’economia e l’esplosione del debito pubblico.

In Italia la politica sul versante europeo, dopo l’euforia del “Piano per la ripresa” UE, vive di polemiche interne, anche se non mancano riferimenti all’impiego delle risorse comunitarie per affrontare la crisi economica e sociale, presente da tempo, ma pesantemente aggravata dal Covid-19. Si intensifica in importanti settori della maggioranza, ma anche nell’opposizione, l’insistenza perché si acceda in tempi brevi ai 36 miliardi di euro del Meccanismo europeo di solidarietà (MES), dopo avere introdotto a inizio agosto la richiesta per ottenere oltre 28 miliardi di euro dal fondo europeo per la cassa integrazione (SURE). Sempre guardando all’UE, il governo italiano sta lavorando alla bozza di un disegno di legge per la nuova politica ambientale nel quadro del “Green deal” europeo, per il quale si prevede una dotazione di circa un terzo dell’intero bilancio 2021-2027, il cui importo globale dovrebbe aggirarsi attorno ai 1.100 miliardi euro. Si tratta in questo ambito di iniziative che, stimolate dall’UE, producono dinamiche globali nel quadro degli “obiettivi di sviluppo sostenibile” dell’Agenda ONU 2030: è il caso dell’annuncio da parte del colosso bancario USA Citi-Group di un maxi piano di 250 miliardi di dollari in cinque anni per la transizione verso un’economia globale più sostenibile.

Sarà questa una delle priorità della Commissione europea per la sua “ripartenza”, in un settore ad alta sensibilità anche per i governi nazionali e per gli attori economici europei. La crisi economica, aggravata dalla pandemia, produrrà quest’anno nel mondo una riduzione del 6-8% delle emissioni a fronte del 7,6% necessario nel prossimo decennio per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Si tratta di una “ripartenza” settoriale che ne deve innescare una globale per ripensare l’attuale modello di sviluppo, vegliando all’equilibrio dei diversi fattori del mercato, dalle compatibilità economiche alle garanzie in materia sociale, in particolare occupazionale. Da più parti si avverte la tentazione di ritardare l’impegno ambientale per non ostacolare una difficile ripresa economica, con il rischio di perdere l’occasione di saldare tra loro queste due “ripartenze” per uscire dal circolo vizioso di un’economia che si illude di non conoscere limiti, con la conseguenza di crescenti diseguaglianze sociali, e di un deterioramento ulteriore delle risorse naturali che mettono in pericolo la salvaguardia del pianeta. Ci sarà molto da fare alla ripresa dei lavori, nel mondo, in Europa e in Italia.

Franco Chittolina