Dom Pedro Casaldáliga, missione e speranza

Storica figura di vescovo, vicino ai poveri e difensore dei diritti degli Indios. Era il vescovo emerito della Prelazia de São Félix do Araguaia (Brasile), dove ha lavorato negli ultimi anni don Damiano Raspo

Don Damiano Raspo e dom Pedro Casaldaliga
Don Damiano Raspo e dom Pedro Casaldaliga (2018)

È mancato l’8 agosto dom Pedro Casaldáliga, vescovo emerito della Prelazia de São Félix do Araguaia. In quella terra amazzonica del Mato Grosso, le nostre Diocesi di Fossano e Cuneo sono state presenti dal 2012 al 2019 con tre preti avviando percorsi di formazione e costruzione di comunità. A quasi un mese dalla morte desidero condividerne la memoria, come le testate giornalistiche di mezzo mondo hanno fatto nei giorni seguenti, da quelle ecclesiali sino a Le Monde.
Questo religioso claretiano partito dalla Spagna nel 1968 e inviato nella regione dell’Araguaia definita “Vale dos Esquecidos” (valle dei dimenticati) per divulgare il movimento spagnolo dei “Cursillos de Cristiandad”, fu ordinato vescovo a 43 anni in un tempo e in un luogo di cui è importante tratteggiare alcuni dettagli per intendere la “conversione missionaria” quale segno che può parlare anche a noi oggi.
Avendolo incontrato molte volte, ricordarlo è un’occasione feconda, soprattutto in questo “tempo sospeso” di pandemia ove tutto pare riprendere senza differenze: quale il senso della vita spesa un cristiano in angolo lontano della terra vivendo la missione? Un segno forte è tale perché “invisibile agli occhi” (direbbe A. de Saint-Exupéry), quale invito a ricercare e trovare ciò che è fondamentale perché poi diventi proprietà comune.

Troveranno la terra che respirate
Il primo incontro avuto con lui è avvenuto nel 2010, sebbene ne avessi già sentito parlare e incontrato il suo nome nel 1995 durante i primi studi teologici accanto a quello di dom Oscar Romero (il testo era “Mysterium Liberationis” sulla teologia della liberazione).
Insieme a don Carlo Pellegrino, avevamo visitato in una settimana nella Prelazia per conoscere meglio la regione e l’allora vescovo dom Leonardo Ulrich Steiner – attuale pastore di Manaus – per poi presentare la situazione alle nostre Diocesi circa una futura collaborazione. Ospiti nella sua semplice casa, ci disse durante il primo colloquio: «Quando morirete, se vi tagliassero in due pezzi, troveranno la terra che respirate». Spesso mi sono ripetuto questa frase e l’ho ripresa in qualche incontro.
Ripenso ora a quelle parole ricevendo una foto del corpo di dom Pedro all’ultimo saluto: nella bara giaceva, scalzo, con il Vangelo ai piedi. In quell’uomo che ha respirato le polverose strade amazzoniche ma soprattutto si è posto accanto e dentro i gravi problemi del popolo cui era stato inviato s’intravede la terra che ha assunto come “luogo teologico” ossia come luogo dell’umanità e della fede.
Già nel 1971 aveva pubblicato la sua prima Lettera Pastorale «Una Chiesa dell’Amazzonia in conflitto con il latifondo e la marginalizzazione sociale»; oggi il nome di dom Pedro, con una sua poesia, è stato citato al n. 73 dell’Esortazione Apostolica post-sinodale “Querida Amazônia” (2 febbraio 2020), quasi a indicare l’anticipazione profetica del Sinodo una cinquantina di anni prima. E la stessa Scuola di Teologia “dom Pedro Casaldáliga” della Prelazia fondata nel 2013 è stata convocata dalla Rede Panamazônica (REPAM) per le tre fasi sinodali.

Coraggio e speranza!
Durante l’Assemblea diocesana del novembre 2019, insieme a dom Adriano Ciocca Vasino – attuale vescovo della Prelazia – è stato presentato il panno del Patto per la Casa Comune del Sinodo Panamazzonico di Roma cui i partecipanti hanno impresso la propria impronta digitale. In un momento di preghiera, ci siamo stretti in preghiera insieme a dom Pedro in carrozzella e profondamente marcato dal «fratello Parkinson». Dopo aver apposto il suo dito sul tessuto, mi dice all’orecchio con voce flebile ma determinata: «Coragem e esperança!».
Dom Pedro è stato uomo di speranza e visioni, votato all’apertura e al sogno di un mondo nuovo… anche utopico. Così si può interpretare il suo animo poetico e mistico, nutrito alla profonda spiritualità spagnola (ricordo infatti di aver visto vicino al suo letto il testo delle opere di Teresa d’Avila).
In una delle vigilie funebri, è apparso anche un grande cartellone: «Viva a Esperança»… dalle parole di un canto che spesso si canta nelle comunità di base brasiliane; dom Pedro sin dagli inizi del ministero non aveva taciuto la sua avversione alle oppressioni viste e raccontate da chi incontrava; più volte era stato minacciato di morte, a tal punto che nel 1972, il papa Paolo VI intervenne con un comunicato ufficiale: «chi tocca Pietro, tocca Paolo».
Due i casi più clamorosi. Il primo – nell’ottobre 1976 – quando si recò alla piccola prigione di Ribeirão Cascalheira per visitare alcune donne torturate e le guardie uccisero un gesuita accanto a lui, scambiandolo per il vescovo; l’ultima – nel dicembre 2012, nei giorni del nostro arrivo nella Prelazia – quando fu costretto a essere trasportato in aereo a Goiânia per aver appoggiato gli indios Xavante cui era stata riaffidata la terra originaria. Si può così intravedere un altro filo rosso di dom Pedro e la Prelazia: la spiritualità martiriale innestata nella memoria pasquale e nel ricordo di chi ha dato la vita per la «causa do Reinho». Spesso dom Pedro affermava: «non abbiate paura della paura!».

Ministeri e Magistero
In questo cono di luce della lotta contro le ingiustizie, si intende il conflitto con la Congregazione della Dottrina della Fede nel giugno 1988. Fra le molte memorie cui si potrebbe accennare e accessibili con i new media, non si deve tacere tale vicenda da situare all’epoca della tormentata vicenda della teologia della liberazione (soprattutto negli anni 1984-1986) e del Sinodo straordinario dei vescovi del 1985. Sino ai nostri giorni la questione della fede nel Vangelo è legata al servizio e ai ministeri (minus stare) nella Chiesa in cui si inserisce il compito del magistero (magis stare).
Il ministero di questo piccolo grande vescovo è stato un profondo magistero, legato alla fede delle piccole comunità e degli esclusi; egli aveva scelto come motto episcopale un programma di vita esigente: «Nada possuir, nada carregar, nada pedir, nada calar e, sobretudo, nada matar» (Niente da possedere, niente da portare, niente da chiedere, niente da tacere e, soprattutto, niente da uccidere).

Comunità Di Bom Jesus Dipinto Della Trasfigurazione
Nuova chiesa di di Bom Jesus - Dipinto della Trasfigurazione (di Ozires Paulo Almeida)

Nelle comunità in cui anch’io ho operato si conserva il ricordo orale di dom Pedro e alcuni segni “a futura memoria”. Nella nuova chiesa di Bom Jesus do Araguaia – in cui è conservato un pezzetto della camicia insanguinata di João Bosco, il prete ucciso al posto di dom Pedro – il volto del profeta Elia, nel dipinto della Trasfigurazione presente nell’abside, è il suo; inoltre, in Serra Nova Dourada, teatro di molti conflitti si conserva l’inno della comunità composto dallo stesso dom Pedro in cui si canta, nella festa dell’8 settembre: «Quando il sole tramonta dietro la foresta, speriamo la nascita del Nuovo Giorno».
Ora nella luce della Risurrezione dom Pedro riposa – secondo la sua volontà – nel cimitero di São Félix, sulla riva del fiume Araguaia sepolto dagli indios Xavante accanto ai primi bambini, donne e lavoratori di cui egli stesso aveva celebrato l’Ad-Dio. Questi sono alcuni segni di Vangelo vivo che ho incontrato e che rimangono scolpiti nella mia esistenza; la vita e la morte di dom Pedro parlano intensamente ancora oggi per respirare insieme a pieni polmoni nello Spirito che soffia fortemente e ci chiede nuove visioni.

Damiano Raspo

 

Esortazione Apostolica post-sinodale 'Querida Amazônia' (n° 73) - «L’inculturazione eleva e conferisce pienezza. Certamente va apprezzato lo spirito indigeno dell’interconnessione e dell’interdipendenza di tutto il creato, spirito di gratuità che ama la vita come dono, spirito di sacra ammirazione davanti alla natura che ci oltrepassa con tanta vita. Tuttavia, si tratta anche di far sì che questa relazione con Dio presente nel cosmo diventi sempre più la relazione personale con un Tu che sostiene la propria realtà e vuole darle un senso, un Tu che ci conosce e ci ama: “Galleggiano ombre di me, legni morti./Ma la stella nasce senza rimprovero sopra le mani di questo bambino, esperte,/che conquistano le acque e la notte./Mi basti conoscere/che Tu mi conosci/interamente, prima dei miei giorni” (Pedro Casaldáliga, “Carta de navegar (Por el Tocantins amazónico)”, in “El tiempo y la espera”, Santander 1986)».

Bibliografia minima - Una Chiesa dell’Amazzonia in conflitto con il latifondo e la marginalizzazione sociale (Lettera Pastorale), 1971; Il volo del Quetzal, La Piccola Editrice 1989; Solo i sandali e il Vangelo. Cronaca di una controversia tra un vescovo e il Vaticano, EDB 2016; F. Escriban, A piedi nudi sulla terra rossa, EMI 2005 (da cui il film di O. Ferrer: Descalço sobre a Terra Vermelha [Spagna, 2014]).