Cirio tira dritto sulla misurazione della febbre a scuola: “Non ci sembra di chiedere la luna”

Il presidente della Regione è tornato in conferenza stampa sulle ragioni dell'ordinanza che sta scuotendo il mondo della scuola

Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte

“È dal 1° giorno in Conferenza delle Regioni che chiediamo allo Stato di attivarsi perché sia la scuola a misurare la temperatura ai ragazzi. Ma il Governo, che ha imposto l’obbligo in fabbriche e uffici, ha deciso di lasciare l’incombenza ai genitori. Per noi non è sufficiente se non c’è un efficace controllo sull’effettiva misurazione. E quindi abbiamo introdotto una forma di tutela: se i genitori non autocertificano - sul diario, su un modulo prestampato, su chat o con qualunque altro sistema predisposto dalla scuola - di aver misurato, ogni giorno, la febbre ai loro ragazzi, tocca farlo alla scuola, prima dell’attività didattica. Ci pare una misura di grande buon senso, non ci pare di chiedere la luna”. 

Lo ha detto Alberto Cirio, presidente della Regione, nella conferenza stampa di oggi pomeriggio, venerdì 11 settembre, rispondendo alla ministra della Scuola Lucia Azzolina e al suo auspicio che il Governo impugni l’ordinanza regionale, in sintonia con le proteste delle scuole sull’impossibilità di procedere a questo ulteriore adempimento a pochi giorni dall’inizio delle lezioni. 

Cirio, al contrario, è convinto che si possa fare in tempi rapidi. “E non è vero - come ci è stato detto che non ci fidiamo delle famiglie. Il punto è che basta una sola che non lo faccia - e ci sono tanti negazionisti che già dichiarano che non lo faranno - per creare un danno enorme alla scuola, ad altri bambini, ai nonni”. 

A questo scopo, ha aggiunto, la Regione ha stanziato e deciso di assegnare alle scuole 500 mila euro, ritenuti sufficienti per coprire il fabbisogno di tutti gli Istituti pubblici e partitari.

Il presidente ha quindi evidenziato - stuzzicando il Governo - la propria preoccupazione per la carenza di personale e per la dotazione di mascherine (“50 scuole mi hanno segnalato che non sono ancora arrivate”) assicurando che la Regione è disponibile a svolgere una funzione supplettiva (non dovuta) se lo Stato avrà difficoltà per la fornitura. Poi si è soffermato sulle procedure adottate in caso di bambini con sintomi, per i quali sono stati predisposti 29 hotspot scolastici in Piemonte dove effettuare il tampone direttamente dall’auto e avere il risultato in poche ore.

In conferenza stampa sono intervenuti anche gli assessori alla Scuola Elena Chiorino e alla Salute Luigi Icardi, che ha snocciolato qualche cifra rassicurante sull’andamento dei contagi in Piemonte, “a rischio basso negli ultimi due mesi, cresciuto a moderato nelle ultime due settimane, ma soltanto in seguito a contagi di importazione”. I focolai - ha aggiunto - sono passati da 34 a 22, quasi tutti di origine familiare. L’indice medio Rt è di 0,93, al di sotto della soglia di sicurezza. 

In calo anche l’età media dei contagiati: dal 26 luglio ad oggi il 60% ha dai 25 ai 44 anni, gli over 65 sono il 12%, gli over 85 il 3%, con percentuali invertite rispetto al periodo di picco. Idem la percentuale di sintomatici, ora scesa al 30%. I laboratori per processare i tamponi sono ora 27 e la media di elaborazioni è sui 4 mila al giorno (ancora di molto inferiore alle regioni più virtuose come Veneto ed Emilia - ndr).  

Quanto ai giovani in età scolastica, dal 10 agosto al 6 settembre i casi da 3 a 5 anni sono stati 20, da 6 a 10 anni 33, da 11 a 14 anni 31, da 15 a 24 anni 353.

Gli ultimi numeri riguardano le nuove assunzioni di personale: 2.501 tra medici (428), infermieri (1055), oss (746), pediatri (24), farmacisti (18), biologi (12)... A regime anche le Usca, ovvero la rete di medici territoriali che si prende cura dei pazienti a domicilio. Sono 90, tutti operativi. Magari ci fossero stati a inizio pandemia.