Il Papa: “Oggi, la natura che ci circonda non viene più ammirata, ma divorata”

Sabato scorso, all'udienza con le Comunità «Laudato Si’» c'erano anche sei fossanesi

Laudato Si' Papa Francesco

C’erano anche sei fossanesi nella nutrita rappresentanza delle “Comunità Laudato si’” (circa 250 persone provenienti da molte delle 60 Comunità nate spontaneamente in tutta Italia, su idea del vescovo di Rieti, Domenico Pompili, e di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food”), che sabato scorso sono state ricevute in udienza da papa Francesco, in Vaticano. Marco Barberis (fiduciario della Condotta fossanese di Slow Food), Ilaria Fruttero, don Flavio Luciano (parroco, responsabile dell'Ufficio Giustizia, pace e custodia del Creato delle diocesi di Fossano e Cuneo), Roberto Patrese, Massimo Viale, Andrea Racca fanno parte, insieme ad altri, della neonata Comunità Laudato Si’ di Fossano.
“L’incuria del creato e le ingiustizie sociali si influenzano a vicenda”, ha affermato Francesco riprendendo il principio dell’”ecologia integrale” spiegato nella sua Enciclica Laudato si’. “Si può dire che non c’è ecologia senza equità e non c’è equità senza ecologia. Serve la volontà reale di affrontare alla radice le cause degli sconvolgimenti climatici in atto. Non bastano impegni generici e non si può guardare solo al consenso immediato dei propri elettori o finanziatori. Occorre guardare lontano, altrimenti la storia non perdonerà. Serve lavorare oggi per il domani di tutti. I giovani e i poveri ce ne chiederanno conto”.

Lo sguardo di chi vuole sul serio amare l’ambiente secondo il Papa ha due caratteristiche: è capace di “contemplazione” e quindi di “compassione”. Nel primo caso la disamina parte da una constatazione. “Oggi, la natura che ci circonda – afferma Francesco – non viene più ammirata, ma ‘divorata’ (...) Lo sguardo sulla realtà è sempre più rapido, distratto, superficiale, mentre in poco tempo si bruciano le notizie e le foreste”. “Per non dimenticare, bisogna tornare a contemplare; per non distrarci in mille cose inutili, occorre ritrovare il silenzio. Chi sa contemplare, poi, “non sta con le mani in mano, ma si dà da fare concretamente”. E qui si innesta la capacità di “compassione”, sentimento che rende lo sguardo umano simile a quello di Dio che, dice, “nonostante tutto il male che pensiamo e facciamo, ci vede sempre come figli amati”. “La nostra compassione è il vaccino migliore contro l’epidemia dell’indifferenza. ‘Non mi riguarda’, ‘non tocca a me’, ‘non c’entro’, "è cosa sua": ecco i sintomi dell’indifferenza (...) Invece chi ha compassione passa dal ‘di te non m’importa al ‘tu sei importante per me’ (...) Il mondo ha bisogno di questa carità creativa e fattiva, di gente che non sta davanti a uno schermo a commentare, ma di gente che si sporca le mani per rimuovere il degrado e restituire dignità”.

Dunque, “chi ha compassione – conclude Francesco – entra in una dura lotta quotidiana contro lo scarto e lo spreco, lo scarto degli altri e lo spreco delle cose”, come quel miliardo di tonnellate di cibo commestibile che ogni anno, secondo la Fao, i Paesi industrializzati buttano via, e che il Papa definisce “scandaloso”.
Aiutiamoci, insieme, a lottare contro lo scarto e lo spreco, esigiamo scelte politiche che coniughino progresso ed equità, sviluppo e sostenibilità per tutti, perché nessuno sia privato della terra che abita, dell’aria buona che respira, dell’acqua che ha il diritto di bere e del cibo che ha il diritto di mangiare.