Cuneo, continua il processo in cui è imputata la madre di Renzi

Laura Bovoli è amministratrice della "Eventi 6", legata alla Direkta srl di Sant'Albano Stura che è finita in bancarotta: "Scambi di favori"

Si è tenuta nel pomeriggio di ieri, mercoledì 30 settembre, la nuova udienza del processo per la bancarotta della Direkta srl di Sant’Albano Stura, società attiva nella distribuzione di materiale pubblicitario. Tra gli imputati figura la 69enne Laura Bovoli in Renzi, moglie di Tiziano Renzi e madre dell’ex premier e attuale leader di “Italia Viva” Matteo. Bovoli è chiamata in causa come amministratrice della Eventi 6, l’azienda di famiglia dei Renzi, insieme a cinque coimputati.

Secondo la Procura la Direkta srl avrebbe chiesto e ottenuto da due dei suoi principali committenti, la Gest Espaces di Carmagnola e appunto la Eventi 6 di Rignano sull’Arno (Fi), l’alterazione di alcune fatture emesse tra il 2013 e il 2014. L’impresa di Sant’Albano Stura operava come “anello intermedio” tra alcuni committenti, come la Eventi 6, che stipulavano i contratti con le grandi catene di supermercati, e le cooperative in subappalto che si occupavano di distribuire i volantini nel Cuneese e dell’Alessandrino. Quando queste ultime avevano cominciato a lamentare l’eccessiva lunghezza dei pagamenti, l’amministratore di Direkta Mirko Provenzano si era rivolto ai committenti per chiedere un aiuto. La Eventi 6 e la Gest Espaces avrebbero dovuto ridurre l’ammontare delle loro fatture, imponendo una penale per non meglio precisati disservizi nella distribuzione, in modo che a sua volta la Direkta potesse alleggerire la propria posizione debitoria nei confronti delle cooperative.

Nel maggio 2014 il tribunale di Cuneo aveva comunque dichiarato il fallimento dell’azienda di Provenzano, che in seguito ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi per bancarotta fraudolenta. In tribunale è tornato ieri per deporre nel procedimento che vede imputati gli amministratori di Eventi 6 e Gest Espaces insieme ai due commercialisti della Direkta e a due ex collaboratori della società. Alle domande del pm e della parte civile che chiedevano conto del motivo per cui i suoi committenti avevano accettato di falsificare le fatture solo per “fargli un favore”, Provenzano non ha saputo rispondere: “Forse lo ritenevano un gesto dovuto visto che gli avevo fatto risparmiare molti soldi”ha azzardato. Tra l’imprenditore 46enne di origini alessandrine e i Renzi sono comunque documentati anche altri scambi di favori.

Nel 2012 ad esempio era stato Provenzano ad aiutare i soci in affari toscani acquisendo tramite un affitto di ramo d’azienda il giornale fiorentino “Il Reporter”di Patrizio Donnini, che aveva accompagnato fin dagli inizi l’ascesa dell’allora sindaco della città del Giglio Matteo Renzi. La società di Donnini, organizzatore delle prime edizioni della Leopolda, avrebbe poi dichiarato il fallimento nell’ottobre dello stesso anno. Per il curatore fallimentare della Direkta quell’operazione rimane inspiegabile dal punto di vista finanziario: la società ne uscì infatti molto indebolita, avendo accumulato una gran quantità di crediti non esigibili.

Il processo è stato rinviato al 20 gennaio per proseguire l’ascolto dei testimoni d’accusa.