Il processo ai Chicago 7

Il processo ai chigago 7

di Aaron Sorkin; con Sacha Baron Cohen, Joseph Gordon-Levitt, Frank Langella, Eddie Redmayne, Mark Rylance.
La pandemia ha avuto sul mondo del cinema (e non soltanto su questo, ovviamente) un impatto fortissimo; ha rimescolato le carte, costretto registi e case di produzione a rivedere i piani, molte produzioni sono state rinviate o bloccate, moltissime uscite previste per l’autunno sono state rinviate o hanno mutato percorso. È il caso di questo bel film di Aaron Sorkin, distribuito per ora soltanto in una ventina di copie in tutta Italia e al momento in Piemonte visibile a Torino al cinema “Romano”, ma c’è da sperare che presto venga distribuito anche in provincia (benché per chi si perderà il grande schermo, che è sempre e comunque il modo migliore di vedere un film, sia prevista nel tardo autunno l’uscita su Netflix).
Sceneggiatore di film come “Codice d’onore”, “The social network” e “Steve Jobs” e probabilmente il miglior scrittore di dialoghi al momento in circolazione, con “Il processo ai Chicago 7” Sorkin ci riporta indietro di cinquant’anni, alle proteste scatenatesi durante la convention democratica di Chicago del 1968 e la violenta repressione messa in atto dalla Polizia. Il film che Sorkin ha scritto e diretto (in un primo momento la regia doveva essere di Spielberg, ma poi la Paramount durante il lockdown ha girato il progetto a Netflix per fare in modo che il film potesse essere distribuito e visto prima delle elezioni presidenziali americane) ci parla di ieri per farci riflettere sull’oggi, portando sullo schermo il celebre processo a quelli che vennero individuati come i leader delle proteste scoppiate durante la convention del partito democratico a Chicago che Polizia e Guardia nazionale repressero con inaudita violenza e dove i giovani del movimento vennero pretestuosamente accusati di incitamento alla sommossa e cospirazione e portati in giudizio.
Il film, costruito benissimo, con attori superbi (il cast è davvero di grande qualità), dialoghi taglienti ed efficaci e un’ottima capacità di ricostruire il clima dell’epoca, è un drammatico spaccato della protervia del potere di ieri e di oggi, di un potere che offende e non ascolta, un court room movie che avvince e conquista invitandoci a riflettere sui valori della democrazia e su quanto si debba/possa fare per proteggerla, perché, come ci ricorda il filosofo Karl Popper “senza la democrazia tutto è perduto”.