Carlo Acutis, santo a soli 15 anni, raccontato dalla mamma

Il giovane sarà dichiarato Beato sabato 10 ottobre nella basilica di San Francesco. Cronaca di una videoconferenza con i giovani dell’Ac

Carlo Acutis
foto "Fotogramma"

Nato nel 1991 a Londra, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro del padre, Carlo Acutis morì nel 2006, a soli 15 anni, a causa di una leucemia fulminante. Il giovane sarà dichiarato Beato sabato 10 ottobre nella basilica di San Francesco ad Assisi e la sua tomba resterà visibile fino al 17 ottobre. I resti mortali di Carlo riposano infatti, per suo esplicito volere, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione della città umbra (per altre notizie vai su santiebeati.it).
Il 26 aprile scorso, in piena pandemia, i giovani dell’Azione cattolica fossanese, non potendo recarsi in pellegrinaggio ad Assisi, hanno organizzato una serata con la mamma di Carlo, Antonia Salzano Acutis, le cui parole sono state un’ampia testimonianza della fede del figlio, rivolte a 65 giovani o responsabili, invitati sulla piattaforma zoom.

Di lui (alto, bello, magro, sanissimo, atletico, dall’intelligenza geniale, con una santità intensa vissuta nell’arco di soli quindici anni, terminati a seguito “di una leucemia fulminante, in soli quattro giorni”) si possono spendere tante parole e riferimenti bibliografici (uno su tutti “Eucarestia: la mia autostrada per il cielo”, come lui amava definire il sacramento cattolico). Ma chi, meglio di una mamma, saprebbe scorgerne piccoli segreti e riferimenti personali?
Così, in religioso ascolto, i partecipanti alla videoconferenza hanno potuto apprendere il grande amore e la fede quasi inspiegabile di questo giovane nella presenza viva e reale del corpo e sangue di Gesù nelle specie del pane e del vino. Un amore che lo ha spinto a fare una mostra sui miracoli eucaristici, che ha raggiunto tutti i continenti. “Si era infatti reso conto, facendo il catechista dall’età di 11 anni” ha spiegato la mamma, “che la maggior parte dei ragazzi era molto tiepido rispetto al sacramento dell’Eucarestia e che spesso molti di loro abbandonano la messa dopo la Cresima”. La sua anima era una di quelle già elevate alla dimensione di Dio nella quotidianità della vita. “La sua spiritualità - ha proseguito Antonia - era vivere orientato costantemente alla presenza di Dio”. Amava ripetere spesso, “ogni minuto che passa è un minuto in meno che abbiamo per santificarci”, cioè non sappiamo quanto dura la vita, dunque sfruttiamola al meglio per guadagnarci la vita eterna.
“Per lui il catechista doveva essere un modello di asceta psicologo e teologo, capace in prima persona di dare l’esempio di ciò che dice. Molto sensibile a come trasmettere la fede, andava tutti i giorni a messa, e, da quando aveva fatto la prima Comunione a sette anni, faceva sempre l’adorazione eucaristica. Viveva momenti molto intensi di preghiera e grande crescita interiore”.
Pregando, ammette la mamma, “ha ottenuto delle grazie già in vita; conversioni e guarigioni, con tanto di cartelle cliniche che lo certificano, che però non hanno potuto essere utilizzate eventualmente per la canonizzazione, perché quando sono accaduti non era ancora stato firmato il decreto per la sua beatificazione”. Faceva inoltre sacrifici e privazioni (“si era autoimposto un’ora sola alla settimana di videogiochi; per non perdere tempo e averne sempre a disposizione per la preghiera”). Il suo obiettivo più grande era “guadagnare anime a Dio. Aveva avuto visioni delle anime del purgatorio, per cui pregava molto, e aveva ricevuto dei segni dai pastorelli di Fatima”.

mamma di Carlo Acutis
Antonia, mamma di Carlo, durante la videoconferenza

In questo cammino di perfezionamento “si è sempre riconosciuto un peccatore bisognoso dell’aiuto di Dio e ha sempre cercato di migliorarsi. Teneva un diario costante dove annotava come si era comportato con i familiari e con gli amici, dandosi dei voti in modo severo, anche se, come mamma, posso affermare che lui è stato un figlio dall’obbedienza, oserei dire, spettacolare”.
Amava i poveri, cercava di aiutare i clochard, si era infatti organizzato per portare loro bevande calde e con i suoi risparmi comprava loro sacchi a pelo. Per sé invece era molto parco. Ho dovuto lottare per fargli comprare due paia di scarpe, sosteneva che uno era sufficiente perché poi dovevamo pensare ai poveri”.
Coerente fino in fondo anche con i suoi compagni di classe, dava lezioni gratuite di computer, in cui aveva competenze speciali (la sua celeberrima frase, “tutti nasciamo originali ma molti muoiono fotocopie” è stata citata anche da Papa Francesco nella “Christus Vivit”, mentre parla di lui anche per le sue qualità informatiche). “Ne aveva studiato da solo i programmi, su testi della Facoltà del Politecnico di Milano e dell’Università di ingegneria di Roma. E da solo aveva imparato a suonare il saxofono”. Dunque, un vincente dal punto di vista sociale, in una famiglia di agiate condizioni economiche. Di cui però non si è fatto scudo per sé, ma per gli altri, per l’evangelizzazione, per i più deboli.
Credo che avesse una vocazione sacerdotale - ammette la mamma -. Carlo era uno di quelli che invece della fidanzatina teneva tantissimo al rispetto dei tempi, del corpo, della purezza, del matrimonio e dei valori” e quindi non condivideva l’atteggiamento di tanti suoi compagni che precorrevano i tempi. “E nonostante fosse così diverso da loro, mio figlio era comunque il capetto della classe, capace di farsi voler bene da tutti, perché estraneo a ogni logica di competizione e successo. Si prendeva a braccetto chi era vittima di bullismo e se lo portava con sé nella scuola”, per lanciare un messaggio di solidarietà contro i prepotenti.
Nonostante fosse un genio informatico “per lui chattare era una perdita di tempo. Gli ultimi periodi della sua vita li ha passati a realizzare il sito internet che i padri gesuiti gli avevano chiesto, per invogliare i ragazzi a fare il volontariato”. Un giovane che così ha parlato ai giovani. Una vita che è terminata “senza mai un lamento, sempre col sorriso, offrendo tutte le sofferenze per il Papa e la Chiesa”. “Rassicurò” la mamma dicendole che dall’ospedale non ne sarebbe uscito vivo, “ma vedrai che ti darò tanti segni. E questi sono iniziati subito, così come subito c’è chi si è affidato alla sua intercessione”.

La sua morte non è stata un lutto; certo, il dolore iniziale c’è stato, ma tutto quello che ne è seguito è stata speranza, fede, certezza della vita eterna e di segni (concreti) dall’alto, “abbandono e fiducia in Dio. Per me mamma - ha ammesso la signora Antonia - è stata pur sempre una grande prova, ma, illuminata dalla fede, la si sopporta e la si offre al Signore perché diventa un seme di grazia che porta frutti anche per altre persone”. All’epoca della morte, inoltre, Carlo era figlio unico (sono arrivati poi due fratelli gemelli dopo quattro anni dalla sua dipartita), per cui lui era “davvero tutto nella casa. Mentre per gli amici di scuola, che si spinellavano e non avevano fede, la perdita di Carlo è stata una tragedia”.
Che emozione rappresenta per voi familiari la sua beatificazione? Le chiediamo: “Mio figlio diceva sempre che ognuno di noi è speciale - conclude la mamma -. Il fatto che lui sia dichiarato ufficialmente santo, da una parte ci fa piacere per i devoti, ma per noi, che lui lo fosse, lo sapevamo già! La dichiarazione della Chiesa non cambia molto la nostra opinione su di lui; il fatto però che sia proposto a tante persone lo considero come un esempio incisivo, che mi fa piacere perché potrà aiutare altri nel loro cammino di santificazione”.