Furti in casa: maxi-blitz della Polizia all’alba

Dieci persone fermate, tutti sinti con legami familiari: ingannavano e derubavano anziani soli in Piemonte e Valle d'Aosta

La Polizia presenta i dettagli dell'operazione

Maxi-blitz, nelle prime ore di oggi (martedì 20 ottobre), della Polizia di stato, che ha impiegato un centinaio di agenti per l’esecuzione di misure cautelari e perquisizioni a carico di dieci persone a cui viene imputato di aver formato “un sodalizio criminale dedicato alla commissione di furti in abitazione”. È il punto di arrivo dell’operazione “Family affairs”, un’ampia indagine avviata lo scorso aprile. I dettagli sono stati presentati sempre nella mattinata di oggi, durante una conferenza stampa convocata in Questura.
Gli arrestati sono sinti residenti nel Cuneese, Astigiano e Torinese; sono legati da rapporti di parentela e hanno precedenti penali. Avrebbero commesso almeno venti furti in abitazione, in Piemonte e Valle d’Aosta. Le loro vittime sono soprattutto anziani soli.

Come colpivano
Il meccanismo che avrebbe portato al furto si avviava con sopralluoghi che permettevano ai fermati di individuare la vittima, scelta soprattutto sulla base di età e condizioni di solitudine e malattia che la rendessero più vulnerabile: le “perlustrazioni” alla ricerca della “preda” avvenivano perlopiù nei comuni piccoli e nelle aree di confine fra i vari territori "coperti" dalle stazioni locali dei carabinieri, dove la presenza delle Forze dell’ordine fosse meno intensa. Il passo successivo consisteva nel conquistare la fiducia della vittima ed entrare nella sua abitazione: gli arrestati, che adottavano un atteggiamento affabile ed educato, si presentavano come “incaricati di pubblico servizio”, operatori dell’Enel, di un Comune o di altri enti. Infine, mentre uno teneva occupato il padrone di casa con discorsi e domande che puntavano soprattutto a generare confusione, gli altri – generalmente colpivano  in coppia o in gruppetti da tre – svaligiavano l’appartamento.
Per assicurarsi che in casa vi fosse un anziano solo, i sinti si servivano anche di una tecnica insolita: con una fionda, recuperata dagli agenti, lanciavano un sassolino contro la finestra, per vedere chi, attirato dal rumore, si fosse affacciato. Il bottino sequestrato dalla Polizia sfiora i 300mila euro: ci sono soldi, gioielli e altri oggetti di valore.
A ciò si aggiunge il danno che non si può quantificare, il dolore provato dalle vittime. Gli inquirenti citano forme di depressione che hanno colpito gli anziani derubati.

L'episodio più riprovevole
“Sono banditi della peggiore risma, la cui condotta è abominevole”, ha detto il questore di Cuneo Emanuele Ricifari. “Le persone derubate – ha aggiunto il dirigente della Squadra mobile sempre di Cuneo, Pietro Nen – si sono sentite violate nella loro intimità e hanno provato tanta vergogna che in certi casi non avrebbero voluto denunciare".
Un episodio racconta meglio di altri con quale cinismo colpisse la banda. In un caso, una delle donne fermate riconobbe un’anziana che era già stata derubata dal suo gruppo: sapendo tutto di quel colpo,  si è avvicinata alla vittima, le ha parlato dei 70mila euro che le erano stati rubati e, dicendo che la somma era stata ritrovata e che lei era un’addetta delle Poste, è riuscita ad entrare nella sua casa. All’anziana sono così stati sottratti altri 2.500 euro.

Il blitz finale
Gli agenti della Squadra mobile, avendo riconosciuto il “modus operanti” che avevano già portato alla luce in una precedente indagine, hanno incominciato a sospettare di un gruppo di sinti noti alle Forze dell’ordine. L’intuizione si è rivelata corretta: seguendo questa pista, gli agenti sono riusciti inoltre a “dimostrare il vincolo dell’associazione a delinquere e richiedere all’autorità giudiziaria le ordinanze cautelari per tutti i soggetti coinvolti”.
Si è così giunti al blitz di oggi, che ha coinvolto agenti delle Squadre mobili di Cuneo, Torino, Aosta e Asti e di altri reparti, oltre ad una unità elitrasportata del reparto Volo di Milano. Delle dieci misure cautelari eseguite, sei prevedono il carcere; negli altri casi c’è l’obbligo di dimora. Le indagini sono state coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Pier Attilio Stea, mentre le misure cautelari sono state disposte dal giudice Cristiana Gaveglio.
Gli inquirenti sospettano che i fermati abbiano commesso analoghi furti non ancora portati alla luce: per questo hanno diffuso nomi e volti degli accusati e invitano chiunque ne sia stato vittima a rivolgersi alle Forze dell’ordine.