Tre sguardi sulla “Fratelli tutti”

Ieri sera (lunedì 19 ottobre) la tavola rotonda promossa dalle parrocchie della città e alcune associazioni

Favole Lusso Chiapello
Adriano Favole, Wilma Lusso e Duccio Chiapello

Tre sguardi di fronte ad un’enciclica, la “Fratelli tutti” (FT), che a motivo della sua ricchezza e profondità può e deve essere letta da prospettive diverse. È quanto offerto dalla tavola rotonda voluta dalle parrocchie cittadine (e promossa dalla diocesi di Fossano insieme all’Atrio dei Gentili e all’Azione cattolica) che si è svolta lunedì sera solo online, a motivo delle restrizioni introdotte dall’ultimo decreto. Sono intervenuti Adriano Favole di Trinità, antropologo e docente all’Università di Torino, Wilma Lusso, fossanese, operatrice diocesana e regionale della Caritas, e Duccio Chiapello, cuneese residente a Fossano, professore di filosofia al Liceo “Ancina”.
Offriamo qualche spunto, invitando chi lo desidera (a livello personale o anche nel confronto di gruppo) a riascoltare gli interventi e il dibattito sul canale youtube della diocesi.
Per Favole l’ultima enciclica di Papa Francesco “è un vero e proprio libro, che per la sua chiarezza può essere letto da tutti”. La tesi di fondo è “l’unità del genere umano, espressa attraverso i concetti di fratellanza/sorellanza e di amicizia sociale. Dunque, la FT è un testo che tiene insieme da un lato la fratellanza (concetto che viene dal mondo dei legami familiari), dall’altro l’amicizia sociale intesa come apertura, come uscita da se stessi, come arricchimento (n. 89).
Wilma Lusso ha provato a leggere la FT con gli occhi di chi lavora da tempo nella Caritas, con una forte attenzione ai temi della mondialità. “L’epidemia da Covid-19 all’inizio aveva fatto sperare nella possibilità di cambiare, di affrontare le disuguaglianze e di rispondere ai grandi problemi già segnalati dal Papa in varie occasioni, come la connessione fra poveri e fragilità del pianeta" ha detto.
Duccio Chiapello è partito da un’esperienza biografica, quella della sua famiglia: “Avevo 5 anni e un fratello (ora siamo in sei) quando i miei genitori adottarono un bambino non vedente... Ecco, la fratellanza prima di essere un principio è un’esperienza”.

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