“I contagi cresceranno, tutti limitino i contatti sociali”

Lo afferma Patrizio Pezzotti, dell’Istituto superiore di sanità. Con chi quotidianamente studia i dati della pandemia nel nostro Paese, cerchiamo di capire come sta evolvendo la “seconda ondata” di contagi

Coronavirus Mascherina
foto SIR/Marco Calvarese

“È probabile che nelle prossime 2-3 settimane aumenteranno le persone risultate positive e ne vedremo sempre più ricoverate in ospedale”. Per contenere l’attuale diffusione del virus “dobbiamo cercare di ridurre il nostro numero di contatti, soprattutto in situazioni che non ci permettono di stare all’aperto, di mantenere il maggiore distanziamento sociale e di utilizzare la mascherina, perché tutti possiamo essere veicolo di malattia per altri”. Parte da qui Patrizio Pezzotti, direttore del reparto di Epidemiologia, Modelli matematici e Biostatistica del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, per spiegare la ripresa di vigore dell’epidemia in Italia (ieri, 22 ottobre, sono stati comunicati 16.079 nuovi positivi e ulteriori 136 decessi mentre i pazienti in terapia intensiva sono saliti a 992).

Qual è la situazione? Cosa sta succedendo?
I dati che vengono diffusi ogni giorno sono un’immagine ritardata nel tempo rispetto a quando avvengono le infezioni, normalmente risalenti ad un paio di settimane prima. Inoltre, va considerato che di tutte le infezioni siamo in grado di rilevarne solo una parte perché le persone asintomatiche o con sintomi lievi sono più difficili da intercettare e non necessariamente effettuano il tampone molecolare. I 16mila nuovi casi di ieri sono quindi solo una fetta delle infezioni avvenute 2-3 settimane fa e, secondo i modelli matematici che utilizziamo, è verosimile che il numero dei reali contagi avvenuti in questa fase siano il doppio, forse anche il triplo, di quelli misurati.

Cosa dobbiamo aspettarci avvenga nei prossimi giorni?
Considerati i casi che stiamo misurando possiamo ipotizzare che nelle prossime 2-3 settimane vedremo sempre più persone ricoverate in ospedale e, in casi gravi, che moriranno. Questo perché dal momento della diagnosi all’eventuale ricovero e morte passano ancora altri giorni e quindi l’aumento delle diagnosi che attualmente stiamo osservando si rifletterà poi su questi altri eventi... continua a leggere l'intervista

(fonte Sir)