La polmonite in attesa del tampone. La testimonianza di Federica

Centallese, 34 anni, ci ha raccontato la sua odissea

Test Sierologici Coronavirus SIR
foto SIR

Dicono che il sistema stia sfuggendo di mano. Il motivo? Ci sono troppi positivi. E, di conseguenza, non si riescono a effettuare i tamponi nei tempi previsti dal protocollo (dovrebbero essere dopo 3 giorni di sintomi). Morale: alcuni pazienti sintomatici (pochi, tanti, chissà) restano a casa, in attesa di conoscere la loro condizione, per un numero imprecisato di giorni, sperando di non peggiorare. Ma qualche volta peggiorano.
Un caso del genere ce lo racconta Federica, 34 anni di Centallo. Sintomatica dal 17 ottobre, si sta curando una polmonite, ma non sa ancora se è o non è positiva. Ecco la sua testimonianza.
“Io ho avuto febbre per 5 giorni, mio marito Ennio per 4. Poi: tosse secca, spossatezza indolenzimento e dolori muscolari, mal di gola, congiuntivite (Ennio), mal di testa, perdita dell'olfatto”. Insomma, l’identikit del coronavirus. “Ma - racconta - non riesco a fare il tampone. C’è troppa gente in coda. Un sacco di gente che «aspetta da più tempo di lei» - mi viene detto, nonostante le sollecitazioni, mie e del mio medico. Bisogna attendere”.
Senonché “dopo 13 giorni mi sono aggravata a livello di respirazione, allora hanno attivato l'urgenza e mi hanno visitato a casa. Risultato: abbiamo fatto il tampone, io al 13° giorno, Ennio al 10° di sintomi. E a me hanno diagnosticato il focolaio di polmonite, dandomi cinque giorni di cortisone e due antibiotici. Il 15° giorno è arrivato il risultato: Ennio positivo (ma dai?!), io negativa...”. Un falso negativo, secondo il mio medico. Oppure ho già creato gli anticorpi. Una mia amica mi procura un kit sierologico e ho sia IgG che IgM, quindi fatto l'ho fatto sto cavolo di Covid...”.
Mica finita. “L'altro ieri, che era il 17° giorno, forte dolore al petto e schiena, più dei giorni precedenti - prosegue Federica -. Vado nel panico, era l'ultimo giorno di antibiotici. Chiamo lo pneumologo (che ho sentito a mie spese) e si mette le mani nei capelli: «Deve prendere antibiotici per 10 giorni». Sto dormendo seduta perché potrebbe crearsi acqua nei polmoni”.
Epilogo (provvisorio): “Ieri, mercoledì 4 novembre, ho aggiornato il mio medico sulla nuova cura che mi ha dato lo pneumologo. Quindi (il mio medico - ndr) ha segnalato la cura farmacologica all'Asl, e poi mi ha chiamato una nuova dottoressa. Non sapeva che sono sintomatica dal 17 ottobre, non sapeva che vivo con Ennio che è positivo, non sapeva che un suo collega è venuto a visitarmi e farmi il tampone il 29 ottobre e che mi ha diagnosticato il focolaio. Alla faccia del fatto che è tutto segnato sul «portale». Mi ha detto che a livello di polmoni c'è un leggero miglioramento, è ancora affaticato, ma con la cura dello pneumologo dovrei migliorare o almeno non peggiorare. Dovrò comunque fare controlli per diverso tempo, per evitare ricadute. Ha visitato anche Ennio su mia insistenza, e meno male, perché adesso anche lui ha qualche strano rumore ai polmoni. Mi ha anche rifatto il tampone, al 19° giorno di sintomi. Chissà se anche stavolta sarà negativo...”.