Le Case di riposo chiedono un sostegno economico

I costi sono aumentati e i posti letto occupati sono diminuiti

Nelle residenze sanitarie assistite mancano infermieri, i costi sono aumentati per far fronte all’acquisto di strumenti e dispositivi di protezione e l’occupazione dei posti letto è diminuita. Sono alcuni dei problemi segnalati nell’audizione dei rappresentanti delle Associazioni di categoria delle Case di riposo davanti al gruppo di lavoro regionale che sta svolgendo l’indagine conoscitiva sulla gestione dell’emergenza sanitaria.

Confapi ha precisato che oggi nelle Rsa i problemi di marzo non si verificano più, ci sono il 3,5 per cento di contagi tra il personale e il 5 per cento tra gli ospiti, ma restano aperte una serie di questioni. Ad esempio il monitoraggio per isolare il virus, la carenza di infermieri disponibili, le lacune della medicina territoriale, la mancata revisione delle tariffe. È stato segnalato come nuovo problema anche il fatto che le assicurazioni si stanno rifiutando di stipulare polizze con le Rsa, che in caso di dovuto indennizzo rischierebbero dunque il fallimento, obbligando gli operatori a rivolgersi a compagnie straniere per ricevere le coperture adeguate. Anche per Anaste punto centrale è la revisione del piano tariffario. “Con una retta media di 85 euro giornalieri - dicono - è impensabile poter assistere persone non autosufficienti garantendo servizi di qualità”.

Certo, bisognerebbe anche chiedersi come la pensano le famiglie. Se ce la possono fare e a prezzo di quali sacrifici...

La richiesta di fondo è quella di un sostegno economico perché le misure adottate per contrastare la pandemia hanno comportato sforzi definiti insostenibili per le aziende. Per colmare la carenza di infermieri si è parlato invece di riqualificare il personale, in particolare gli operatori socio sanitari (Oss), perché vengano formati ad esempio per somministrare terapie. Tutti favorevoli, infine, ai tamponi rapidi, che stanno funzionando nell’individuare e isolare più velocemente i positivi. Quel che manca, hanno precisato, è il terzo anello: trovare strutture idonee dove evacuare temporaneamente i casi positivi per la quarantena, per poi farli rientrare in Rsa.