Pinerolo sospende le messe festive: “Un passo indietro per contribuire a contenere il contagio”

Decisione congiunta di cattolici e valdesi. In una lettera mons. Derio Olivero spiega le ragioni della decisione

Olivero Derio

La diocesi di Pinerolo, insieme alla Chiesa valdese, ha sospeso tutte le celebrazioni festive (sabato e domenica) per le prossime due settimane. La decisione è arrivata lunedì 9 novembre. Un gesto congiunto tra le due confessioni cristiane che assume “una valenza ecumenica e di testimonianza civile” e che è stato deciso a seguito delle limitazioni più stringenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza della pandemia da Covid-19 introdotte dall’ultimo dpcm del 3 novembre. “Il Piemonte appare nella zona rossa di queste nuove restrizioni – si legge nel comunicato -. Tuttavia, su tutto il territorio nazionale, la celebrazione di Messe e Culti continua ad essere consentita. Consapevoli di questo diritto riteniamo, comunque, di fare volontariamente un passo indietro, sospendendo le celebrazioni e i momenti cultuali nelle domeniche 15 e 22 novembre. Vogliamo altresì dare un segnale di solidarietà e vicinanza a tutti coloro che sono stati costretti a limitare drasticamente la propria attività lavorativa e, nello stesso tempo, ci impegniamo a non provocare ulteriore sovraccarico al lavoro degli operatori sanitari. (...) Invitiamo tutti i fratelli e le sorelle credenti – conclude il comunicato - a coltivare la propria fede e la propria pietà attraverso la lettura biblica e la preghiera personale. Ribadiamo la nostra certezza nel fatto che il Signore continuerà a sostenerci in questo nuovo periodo di difficoltà e di dolore, mantenendoci nella fiducia e aperti alla speranza” (leggete qui il comunicato integrale).

Chiudiamo per aprire
Una decisione coraggiosa, all’insegna della solidarietà e della prudenza, che non tace i problemi, non finge una normalità inesistente, ma guarda in faccia la realtà. Una decisione che tuttavia ha suscitato scalpore, soprattutto in ambito cattolico. Tanto che il vescovo mons. Derio Olivero è intervenuto a 24 ore di distanza (martedì 10 novembre) con un’accorata lettera (qui il testo integrale) in cui spiega ai fedeli della diocesi di Pinerolo, e non solo, le ragioni che l’hanno portato alla sospensione delle messe festive. “Il governo non ha chiesto a noi cristiani della zona rossa di sospendere le celebrazioni festive. Sono consapevole che abbiamo questo diritto – scrive mons. Derio -. Ma io chiedo ai cristiani cattolici di fare volontariamente un passo indietro e di rinunciare per due domeniche a questo diritto, per contribuire ad un bene comune, cioè il contenimento del contagio. So che è un sacrificio grande. Ma essere cristiani non significa innanzitutto difendere i propri diritti, quanto lottare per i diritti di tutti. Molti mi diranno che dobbiamo difendere la nostra identità, espressa soprattutto nella celebrazione eucaristica.
Care amiche e cari amici, la nostra identità sta nella nostra capacità di seguire Gesù Cristo, che si è fatto dono per tutti, capace di santità ospitale”. Di qui l’invito del vescovo a pregare, a leggere e a meditare la Parola, nelle proprie case: “Ve lo chiedo in ginocchio. Preghiamo di più, preghiamo incessantemente per noi e per tutti, in particolare per quelli che soffrono. Riscopriamo, nella necessità, la preghiera in casa. Troppi cristiani l’hanno dimenticata. Riscopriamo la lettura della Parola, nella quale ci viene incontro Cristo stesso. Non possiamo radunarci in chiesa, ma possiamo radunarci in casa”.

Si tratta di un passo indietro, che aiuta però a guardare avanti, ad immaginare una chiesa non autocentrata nella difesa dei propri ‘diritti’, ma aperta al dialogo, solidale con il mondo... “Con uno slogan direi così: «Chiudiamo per aprire» - le parole del vescovo originario della diocesi di Fossano -. Sogno una Chiesa meno ripetitiva, meno individualistica, meno autocentrata; sogno una Chiesa che si fa dialogo, che si fa relazione, che vive di relazioni, che è capace di celebrare con genuina creatività la risurrezione del Signore sempre. Sogno una Chiesa che incarna l’enciclica ‘Fratelli tutti’, che vive il comando dell’amore”.
E conclude con una citazione sulla libertà di culto di don Marco Gallo (docente di Sacramentaria presso lo Sti e Issr di Fossano, Direttore di “Rivista di Pastorale Liturgica”) che, tra i primi, ha alimentato il dibattito sulla presenza ecclesiale, non solo liturgica, nel mondo sconvolto dalla pandemia, con un articolo dal titolo “Accettare le proprie pause. Perché non c’è dibattito sull’opportunità che le liturgie cristiane si fermino nelle zone rosse?” (qui il testo completo). “La libertà di culto non è un bene assoluto – scrive il giovane teologo saluzzese -, ma vive in equilibrio con una presenza evangelica nei territori e nei contesti. Soprattutto, per riportare alla questione liturgica, la libertà di culto non coincide con il culto pubblico ad ogni costo”.

Chissà se oltre alle Chiese (cattolica e valdese) di Pinerolo, altri avranno il coraggio di gesti simili...