Caritas: “Le richieste sono aumentate, ma noi ci siamo per offrire aiuto, sostegno e ascolto”

Il punto della situazione sui servizi della Caritas diocesana. Appello ai giovani perché si rendano disponibili come volontari

Caritas Centro D'ascolto
Foto SIR

La Caritas diocesana durante la seconda ondata della pandemia prosegue le attività e tiene le porte aperte. Lo fa con modalità differenti, organizzando gli aiuti e l’ascolto di chi ha bisogno in sicurezza, nel rispetto delle norme di sicurezza sanitaria. “Ci eravamo già organizzati dopo il primo lockdown; in questi giorni rafforzeremo le attenzioni ma a livello operativo ci siamo” afferma Nino Mana, direttore della Caritas della diocesi di Fossano, rivolgendosi a chi ha bisogno. Che aggiunge: “Se avete problemi non abbiate paura, fatevi avanti, telefonate. In questa fase non ce la facciamo a cercarvi, ma mettiamo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione a livello parrocchiale e diocesano per aiutarvi”.
Con Mana abbiamo fatto il punto della situazione sabato scorso, proprio il giorno in cui il Piemonte è “entrato” in zona rossa. In generale, le richieste di aiuto alla Caritas in questi ultimi mesi sono aumentate di circa il 25%: “Numeri migliori di quelli che la Caritas nazionale rileva, ma si tratta di casi gravi, famiglie che hanno perso totalmente il reddito, bisognose di aiuto su più fronti, a cui non basta più la borsa quotidiana per mangiare. Sono persone con contratti di lavoro precari, e dunque non hanno gli strumenti per soddisfare le esigenze basilari di sé e della propria famiglia”.

Centro di ascolto. È operativo, con la presenza di operatori. Si lavora su appuntamento, previo ascolto telefonico che in alcuni casi è sufficiente. “Se ci sono situazioni più gravi che richiedono l’incontro in presenza, usiamo tutte le precauzioni necessarie per non mettere a repentaglio la salute degli operatori e dei nostri poveri”. Il Centro (in via Boetti a Fossano) è aperto tutti i pomeriggi, da lunedì a venerdì, dalle 14,30 alle 17, tel. 0172.634778.
Ufficio Caritas (di via Vescovado). È aperto tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, ore 8,30 – 12, tel. 0172.636264.
Emporio alimentare (in via Matteotti). “Lo abbiamo riaperto a marzo, con una forte attenzione alla sicurezza dei volontari, dotati di apposite protezioni, e di quanti vengono a ritirare la borsa della spesa. Riceviamo le persone bisognose solo su appuntamento, con turni di 10 minuti, in modo da evitare assembramenti. Sono una ventina le famiglie che usufruiscono quotidianamente di questo servizio; ad indicarcele sono le Caritas parrocchiali, vere e proprie antenne sul territorio”. Restano chiusi per ora il laboratorio Oltrestore (riuso, bricolage e manufatti) e la Bottega 23 (vendita di abiti e oggetti usati).
Mensa dei Cappuccini. A parte l’interruzione di circa 10 giorni registrata a fine ottobre (in seguito a un caso di positività tra i frati) il servizio è attivo. “Fin dal marzo scorso non ci sono più volontari, ma sono gli stessi frati a preparare i pasti caldi (circa 25 al giorno), una parte dei quali è fornita dalla mensa comunale, e a consegnarli sulla porta del convento”.
Scuola di italiano. Come già era avvenuto a marzo e aprile, si tiene non in presenza, ma online. Un gruppo di giovani volontarie, un’ora e mezza al giorno, insegna italiano a una ventina di studenti stranieri, organizzati a gruppetti. Sulla rampa di lancio c’è anche il doposcuola per gli studenti delle Medie. “Questo secondo confinamento provocato dall’epidemia di Covid ci ha costretto a ripensare la modalità in presenza e stiamo valutando, in accordo con le scuole cittadine, una forma di doposcuola a distanza”. In previsione del doposcuola a distanza, la Caritas ha acquistato 20 tablet, con un anno di abbonamento dati incluso, che ha distribuito ad altrettante famiglie bisognose.

“Queste sono le principali iniziative in corso – conclude il direttore Caritas -, oltre a quelle più strutturate che riguardano la casa e il sostegno al lavoro. Sicuramente questo nuovo lockdown colpirà duramente chi già vive una situazione di debolezza e precarietà. Ma voglio assicurare che faremo tutto ciò che è possibile per offrire aiuto, sostegno e ascolto”. Lancia, infine, un appello ai giovani, così preziosi durante la prima ondata dell’epidemia, perché si rendano nuovamente disponibili ad offrire il loro servizio come volontari.