Avvento, tempo di attesa, tempo di cura

Sacrofano 20 Novembre 2014. IV Convegno Nazionale Missionario. Candela. Luce. Natale.
foto SIR

Ce ne siamo accorti tutti quanti: questa seconda ondata di pandemia è più difficile da affrontare. Sarà perché si è insinuata fin dentro le nostre famiglie, tra amici e colleghi, con più frequenza e durezza di quanto non sia successo in primavera; sarà perché andiamo verso l’inverno, tempo già di per sé di buio, di malattie stagionali, di freddo e di lunghe ore trascorse in casa; o forse – o soprattutto? - perché questo tempo ci inquieta, mette in luce i nostri limiti e le nostre debolezze, ci fa comprendere ancora di più che noi non siamo i padroni del tempo.
Liturgicamente parlando, questi sono i giorni di passaggio tra anno vecchio e anno nuovo, tra la festa di Cristo Signore dell’Universo, che chiude il tempo ordinario, e la prima domenica di Avvento.
Ci lasciamo alle spalle un anno tormentato, ma il Signore, il solo padrone del tempo, ci ha indicato dove dobbiamo fissare lo sguardo: alla fine di tutto, di un anno, di una malattia, di un dolore, o di una vita intera, c’è Lui – siamo in buone mani.
Davanti a noi i giorni dell’Avvento, un nuovo anno da iniziare e vivere nell’attesa. Mai come quest’anno sappiamo bene che cosa significhi, stare ad aspettare. Mai come quest’anno abbiamo sperimentato che l’attesa – quando non dipende da noi, non è stata scelta ma ci viene imposta – diventa insopportabile se non sappiamo connotarla, darle un colore, un senso.
Metafora, forse abusata, di tempi come questi è la gravidanza.
Una futura madre che aspetta di guardare e accarezzare il figlio che sta crescendo in sé, non vive l’attesa in maniera passiva, ingabbiata tra speranze e timori: prepara e si prepara.
La stanza, la culla, pannolini, tutine e tutto il resto. E si prende cura di sé, perché il piccolo dentro di lei non può crescere bene se lei non sta bene.
Questo è ciò che possiamo fare, in questo tempo di fatica e di attesa di giorni migliori: prenderci cura, di noi stessi e di chi vive con noi. Rendere più bello, più vivibile, sereno, lo spazio intorno a noi e quello dentro di noi. Perché questo tempo ci è stato dato e sarebbe peccato buttarlo, non accorgersi che il Signore viene dentro - e non nonostante - questo tempo, questa fatica, questo dolore.
Ancora una volta attendiamo il Signore dentro il tempo che ci è dato, scandagliando le nostre risorse e le nostre difficoltà; guardando in faccia i nostri bisogni, cullando i nostri desideri, accettando di essere fragili, usando misericordia per fragilità, limiti e bisogni di chi è con noi.
Come sentinelle che vegliano nella notte, che guardano con fiducia e speranza verso oriente, là dove sorgerà il sole, nella certezza che il Signore compirà le sue promesse.

Maria Paola Longo