Il vangelo dell’Avvento: “Vado, posso fidarmi di te”

1ª domenica di Avvento 2020

lampada avvento
foto Sir

“Stai attento!”. Quante centinaia di volte ci siamo sentiti ripetere questo invito, dall’età della fanciullezza in poi? E quante altre centinaia di volte lo abbiamo rivolto a qualcuno? “Stai attento!”. Certo, un imperativo del genere letto sulle pagine di un giornale potrebbe confondersi con una minaccia, un po' come se qualcuno stesse dicendo: “Non farmi perdere la pazienza! Guarda di non esagerare! Se non la smetti, questa volta mi sentirai ben bene!”. Se invece ripensiamo alla nostra esperienza ci accorgiamo che, nella maggior parte dei casi, ricevere o rivolgere un invito simile evocava un bene. “Stai attento… quando attraversi la strada… mentre guidi l’automobile… a dove metti le mani quando riordini il garage. Perché - è sottinteso - mi stai a cuore, sei importante per me, non voglio saperti nei guai”. Le due parole, quindi, presuppongono affetto e mirano nella direzione di un consenso, come a dire: “Cammina tranquillo, guida serenamente, sistema ogni cosa con cura”. L’attenzione che viene sollecitata allora, è un invito a considerare sempre l’insieme degli elementi che entrano in gioco nella situazione in cui ci si verrà a trovare, compresi quelli che a prima vista potrebbero sfuggire e, di conseguenza, ferire in quanto c’è una relazione da preservare.

La pagina di Vangelo della prima domenica di Avvento si pone nella medesima prospettiva anche se, per apprezzarla, occorre scardinare una sorta di meccanismo che scatta automatico non appena si ascoltano le sue prime parole. Un invito che dice: “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento” infatti, istintivamente può far pensare che ci si riferisca al tema del morire. Proprio perché di questa esperienza, come è noto, non avremo mai notizia di luogo, data e ora di alcuno. E introdursi al testo utilizzando tale chiave di lettura, ne falserebbe le righe. Al centro di questa pagina di Vangelo invece non sta la gestione della paura o dell’angoscia, e nemmeno il possibile castigo di chi il padrone di casa troverà assopito al suo ritorno. La notizia che questo brano dischiude, viceversa, è bella perché è scoperto un Dio che crede in ogni uomo e donna ancor prima di ricevere qualsiasi atto di fede! Lui “parte e lascia la propria casa” a servi e portiere, cioè depone in loro una fiducia completa, senza riserve, fuori misura, priva di garanzie! Fuori metafora, Dio crede che usciremo a testa alta dalla pandemia, crede che nella solidarietà e con determinazione non ci lasceremo travolgere dai dolori e dal lutto. La frase iniziale del Vangelo quindi, come anche il suo sviluppo, non è altro che una traduzione differente dell’invito “Stai attento!” cioè mi stai a cuore, sei importante per me, non voglio saperti nei guai. Mai come quest’anno a Natale aspetteremo la nascita del Bambino nel quale Dio ha posto al massimo fiducia; per imparare noi stessi a credere, come Lui, nella vita, e per non rimanerne delusi.

Paolo Tassinari