Il mercato dei panettoni oscilla come i contagi

Maina: “mai così complesso prevedere i volumi di vendita”

Mancano tre settimane a Natale e ancora è molto difficile capire come andranno le vendite. Anche per chi da sempre ha i prodotti simbolo di queste festività, panettone e pandoro, come suo core business. A complicare tutto ora, ovviamente, è la pandemia in corso.
“Mai come quest’anno è enigmatico fare previsioni di produzione – spiega Marco Brandani, amministratore delegato di Maina -. Da tradizione negli ultimi giorni a ridosso del Natale si giocano i 2/3 della produzione. In questo 2020 ci sono molte variabili in più”. Ci sono i contagi, le regioni che cambiano colore in base alla diffusione del virus, il “sentiment”, nuove restrizioni o “concessioni” dietro l’angolo, la voglia di condividere che spesso si scontra con la possibilità concreta di farlo. Il mercato oscilla come lo fanno i contagi, gli ordini si modificano con i Dpcm, la prudenza è ancora più necessaria. La campagna del Natale inizia subito dopo la Pasqua. E la Pasqua del 2020 è stata “disastrosa – sottolinea Brandani -. La pandemia, i morti, il lockdown, il panico hanno travolto tutti, noi compresi. Quando a maggio abbiamo iniziato a lavorare al Natale la serissima situazione sanitaria aveva comportato conseguenze significative e modifiche sul consumo a causa del cosiddetto ‘shock da guerra’. Tutto il Paese era pessimista e quindi anche le nostre previsioni per la produzione natalizia erano sensibilmente ridotte rispetto al 2019”.
Poi è arrivata l’estate e i contagi sono molto rallentati. Così il mercato è tornato moderatamente ottimista. Più i contagi diminuivano più le previsioni di produzione crescevano. Ma dietro l’angolo c’era la seconda ondata e a cascata le prospettive del mercato sono tornate nere. Tutto questo per un’azienda come Maina significa programmare e poi ricalibrare, ordinare materie prime e poi rischiare di non utilizzarle, accendere i forni e poi spegnerli, azione che in una stagione “ordinaria” non viene mai fatta. Com’è il mercato ora? “I nostri compratori (supermercati, catene, negozi di vicinato etc, ndr) mi sembrano moderatamente ottimisti – dice l’Ad -. Fino a pochi giorni fa non lo erano, ma adesso le loro previsioni paiono più fiduciose, anche se ancora non si sono tradotte in ordini. Questo nuovo modo di gestire la crisi sanitaria in “zone” (rosse, arancioni e gialle) partendo da indicatori specifici e scientifici mi sembra abbia aiutato il mercato a avere prospettive più chiare, a immaginare con più facilità l’andamento delle vendite”.
Il business di Maina è sempre stato incentrato “sulla Pasqua e sul Natale. Una scelta che abbiamo fatto come famiglia Maina per poter garantire qualità ai nostri prodotti. Fortunatamente oggi non viviamo la stessa situazione della primavera scorsa”. Le consegne al mercato estero (i prodotti Maina si possono gustare in circa 50 Paesi nel mondo) si sono concluse da qualche settimana, nonostante alcune difficoltà nella logistica dovute proprio all’oscillamento delle previsioni: “tutto il mondo si aspettava una riduzione drastica del movimento merci e quindi chi programma le navi cargo le ha più che dimezzate – continua Brandani -. E invece il mercato intanto si è ripreso e a quel punto le navi a disposizione erano poche”. Non ci sono stati invece problemi nel reperimento delle materie prime e il mercato estero, nonostante l’emergenza sanitaria, ha risposto bene, “forse abbiamo venduto anche qualcosa in più rispetto al 2019”. Per quanto riguarda l’Italia “siamo un po’ indietro negli ordini, ma da sempre le ultime settimane sono fondamentali, è ora che ci giochiamo la partita”. Senza dubbio c’è una variabile negativa: ristoranti, bar, punti ristoro chiusi e grandi superfici di vendita serrate nel fine settimana avranno come conseguenza diretta per chi fa lievitati da ricorrenza un calo di ordini. Ma c’è tutta un’altra partita di richieste che potrebbe arrivare: “i 13 milioni di consumatori che andavano in vacanza per le feste ora staranno a casa – dice ancora Brandani -. Posso presumere, e naturalmente un po’ lo speriamo, che se i contagi scendono il Governo autorizzi pranzi in famiglia per Natale”.
Lo scorso anno nello stabilimento di frazione Tagliata sono stati sfornati 27 milioni di panettoni, metà a marchio Maina, metà realizzati conto terzi con ricette e ingredienti differenti per ogni cliente. “La nostra filosofia aziendale è fare un buon prodotto e dare un buon servizio, poi viene tutto il resto. Dare un buon servizio significa seguire le problematiche di ogni singolo cliente che hai, ma anche avere macchinari in cui puoi cambiare in continuazione di ingredienti o modificare la temperatura dei forni, senza mai abbassare lo standard del prodotto. In questo momento così oscillante produrre conto terzi è un lavoro ancora più difficoltoso, ma crediamo nel patto di fiducia siglato con i nostri clienti”.
Tradizione vuole che i grandi acquisti di panettoni e pandori inizi nel primo fine settimana di dicembre: è una bussola che aiuta i “nostri compratori a capire in che direzione andare – conclude Brandani-. Speriamo prima di tutto che la situazione sanitaria migliori, poi che questo si possa riflettere anche sull’andamento del mercato. E se alla fine dei conti dovremmo mettere un segno ‘meno’ di fronte al volume di produzione rispetto al 2019 speriamo sia un meno ‘morbido’, come il nostro panettone”.