Il vangelo dell’Avvento – Amabili follie e simpatiche stranezze

2ª domenica di Avvento 2020

lampada avvento

Avendo lavorato per molti anni come educatore professionale in un Centro diurno con persone affette da problematiche psichiche, ogni tanto mi ritornano in mente alcune di loro. Ricordo di essere rimasto affascinato da Marisa che sosteneva di essere “la sposa di Cristo”, e frastornato dalle grida di Olga, sia quando poteva essere ascoltata da qualcuno, sia in solitudine, alla ricerca di libri o riviste da poter sfogliare. Sorrido ripensando a Maria che negava di aver mai fatto la prima Comunione, ma la seconda e la terza sì, e a Carlo che, abitando nelle Langhe, era solito fare colazione con pane, gorgonzola e Barbera, vestiva abiti più consoni ad una osteria che ad una civile abitazione e amava ripetere: “Ricordati che devi morì!”.

Pur non godendo del consenso degli esperti, mi pare che i tratti della figura di Giovanni Battista, così come sono descritti nel Vangelo di domenica, lascino intravedere quasi il profilo di un utente medio di Centro diurno: grida dove nessuno può sentirlo, veste in modo bizzarro, mangia cibo anomalo, dice un po' di stranezze. Se poi si aggiunge il carattere irascibile attestato dagli altri evangelisti, il gioco è fatto: nel Battista io ritrovo, tutti insieme, Marisa, Olga, Maria e Carlo! “Proclamava un battesimo di conversione” dice il Vangelo, cioè tutti coloro che andavano da lui non rimanevano “quelli di prima”: ed è proprio ciò che succede quando si ha a che fare con le “amabili follie” delle persone di cui sopra e, in generale, con chiunque entriamo in relazione più da vicino. Avere a che fare quotidianamente con un collega di lavoro ad esempio, impone una revisione molto concreta del nostro agire e, di frequente, ci impegna al cambiamento dello stile, dei modi di fare, delle parole da dire, “conversioni” che poi si riversano in ogni altra relazione e diventano pian piano parte di noi stessi. Questi accostamenti, sotto il profilo biblico, non sono altro che una possibile attualizzazione della profezia di Isaia citata dall’evangelista - “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via” - perché, ciascuno di noi, come gli abitanti della Giudea e di Gerusalemme, ha conosciuto persone la cui frequentazione ha permesso svolte radicali, cambiamenti e vere conversioni di vita. Pensiamo a chi si è innamorato di noi o a chi ci ha offerto un lavoro: è sempre l’azzardo di qualcuno a consentire ogni nostra conversione, cioè a permetterci di realizzare la nostra maniera di essere al mondo; io “sono” infatti, grazie alla fiducia che altri mi hanno regalato, compresi Marisa, Olga, Maria e Carlo. L’invito di Isaia che Giovanni riprende conclude dicendo: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Sì, “addobbate strade ma preparate le vie, addobbate alberi ma aggiustate i sentieri” perché Dio ha “una voglia matta” di percorrerli anzi, li ha già percorsi in lungo e in largo una, dieci e cento volte prima di oggi verso voi! E se adesso lo sentite lontano, mai venuto o “roba da pazzi” non temete: ha già mosso un primo passo.

Paolo Tassinari