Investire sulla medicina di gruppo per “curare” la sanità piemontese

La Regione ha presentato la proposta di riforma della medicina territoriale. È il frutto del lavoro dello studio guidato dall’ex ministro Fazio

Conferenza stampa Regione riforma medicina territoriale

La Regione Piemonte ha un piano per potenziare la medicina di territorio, anello debole della catena sanitaria, come ha evidenziato la crisi Covid. E lo vuole trasformare in legge entro il mese di gennaio. La proposta è stata presentata venerdì 4 dicembre dal presidente Alberto Cirio, dall’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi e dal coordinatore del gruppo di lavoro sulla medicina territoriale Ferruccio Fazio. Il suo caposaldo è il rafforzamento della medicina di gruppo. Per garantire questo risultato, l’Amministrazione Cirio mette sul piatto, a partire dal 2021, 10 milioni di euro all’anno, oltre ai 17,3 milioni già destinati alle attrezzature sanitarie di diagnostica di primo livello a favore dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta e all’investimento di 7 milioni (stanziati il 20 novembre) per la telemedicina.

L’idea di partenza è quella di favorire le forme associative di “medicina di gruppo” (sul genere di Medicinsieme a Fossano) e “medicina di rete” della Medicina generale. I medici che sceglieranno di lavorare in una di queste due modalità associative potranno essere supportati da personale di studio. In particolare, il 60 per cento potrà disporre di personale di segreteria per le incombenze burocratiche e il 40 per cento potrà disporre di personale infermieristico.

Nei territori molto ampi, con popolazione scarsa e ambulatori più dispersi, invece, “la scelta migliore potrà essere la medicina in rete, che non prevede l’obbligo di una sede unica, consentendo ai medici in rete di mantenere i loro ambulatori per non compromettere la capillarità dell’assistenza e favorire l’accessibilità agli assistiti”. Ma “potrà essere prevista una sede di riferimento (preferibilmente messa a disposizione dall’Asl) nella quale svolgere interventi programmati o all’interno della quale prevedere una presenza a rotazione, se necessario al raggiungimento della copertura oraria prevista. E a supporto delle forme organizzative complesse della medicina generale, verrà istituita la figura dell’infermiere di comunità”.

“La sanità piemontese si regge su due gambe - ha sottolineato il presidente Cirio -. La nostra rete ospedaliera e poi la medicina di territorio, cioè la grande criticità di cui la pandemia ci ha mostrato la debolezza, fatta però di medici e pediatri di valore che vanno sostenuti e potenziati. Se in Piemonte ospedalizziamo il doppio rispetto alle altre regioni è perché manca il filtro territoriale che permette le cure a casa. Per questo, oggi che la morsa della seconda fase dell’emergenza ci permette di allentare leggermente la presa, dobbiamo alzare la testa e proseguire nella riforma di questo sistema, per ricostruire ciò che in decenni è stato smantellato”.

Il nuovo sistema, se approvato dal Consiglio regionale, verrà monitorato dall’Università Sant’Anna di Pisa con cui la Regione ha stipulato un accordo. Sarà invece un Dipartimento regionale per le cure primarie - all’interno di un’«Azienda zero» di nuova costituzione - a governare la nuova medicina del territorio. Dipartimento e Azienda saranno oggetto, a loro volta, di una proposta di legge già predisposta da Icardi che la Giunta intende far approvare il più velocemente possibile.

Articolo completo su "la Fedeltà" di mercoledì 9 dicembre