Così facevano colpi da 100mila euro

Dal Piemonte all'Emilia Romagna per rubare: la Polizia ha arrestato sei persone, fra cui un cuneese

Gli arrestati viaggiavano dal Piemonte all'Emilia Romagna, dove colpivano

Raggiungevano l’Emilia Romagna con auto di grossa cilindrata, premendo sull’acceleratore fino ai 270 chilometri orari o forzando perfino i posti di blocco; svaligiavano case di persone ricche, riuscendo in alcuni casi a rubare beni per 100mila euro con un colpo solo. Ed erano incredibilmente accorti, tanto da usare cellulari sempre diversi, collocare targhe fasulle sui loro mezzi e indossare i guanti per non lasciare tracce quando si mettevano al volante, mentre sui loro volti la mascherina, che in questo periodo di emergenza sanitaria è obbligatoria, diventava un ulteriore accessorio con cui si rendevano difficilmente riconoscibili, insieme con cappellino e giubbotto. Ma sono stati infine arrestati: ora devono rispondere di associazione a delinquere, furto aggravato plurimo, riciclaggio, porto abusivo di arma comune da scasso, possesso di distintivi contraffatti e resistenza a pubblico ufficiale.

In questi giorni la Squadra mobile di Cuneo ha concluso l’operazione “Sorvegliati speciali”, una delle più difficile - dicono dalla Questura - fra quelle in cui gli agenti sono stati impegnati in questi ultimi decenni: con i colleghi di Cuneo hanno collaborato le Squadre mobili di Torino, Rimini, Forlì-Cesena, Asti e Novara, i reparti Prevenzione Crimine di Torino e Bologna, il reparto Cinofili di Torino. Il nome dell’operazione allude agli interminabili servizi di pedinamento e osservazione con cui gli agenti hanno ricostruito il “modus operandi” dei sei fermati, tutti sinti residenti nelle province di Cuneo, Novara ed Asti.

Il gruppo degli accusati - dei “professionisti”, sottolineano dalla Questura - era “trasfertista”. Cinque di essi partivano infatti dal Piemonte per raggiungere l’Emilia Romagna, dove potevano contare sull’aiuto di un basista che li aiutava a mettere a segno i colpi. Una decina i furti che vengono attribuiti alla banda, ma è probabile che siano molto più numerosi; secondo gli inquirenti, l’attività criminale è fruttata ai sei circa 500mila euro.

I “sorvegliati speciali” colpivano a volte con l’astuzia, presentandosi come carabinieri a casa di persone anziane, e a volte nel modo più classico, forzando la porta d’ingresso; in alcuni casi hanno divelto, con l’uso del flessibile, casseforti murate, che hanno aperto in seguito, dopo aver raggiunto un luogo sicuro. Denominatore comune dei furti l’attenzione maniacale con cui venivano organizzati, anche attraverso numerosi sopralluoghi nella zona dove si prevedeva di colpire.

La Squadra mobile della Granda ha cominciato, lo scorso agosto, a seguire i movimenti del gruppo criminale - uno degli arrestati vive nel campo-nomadi di Cuneo - dopo aver notato “gli insoliti spostamenti in Emilia Romagna, con una certa periodicità e senza apparente motivo”. Il gip del tribunale di Asti - coinvolto perché uno dei ritrovi del gruppo era a Magliano Alfieri - ha disposto, per i sei, altrettante misure cautelari, cinque da scontare in carcere e una ai domiciliari. Gli agenti hanno effettuato varie perquisizioni, che hanno permesso di recuperare parte della refurtiva.