Vaccini, in Piemonte si partirà a fine gennaio con 195 mila persone

La fase 1 coinvolgerà personale sanitari e personale e ospiti delle Rsa. “Una sfida epocale”

Coronavirus Vaccino
foto ANSA SIR

Il vaccino anti Covid non è più una chimera. E la Regione Piemonte si sta organizzando per poterlo somministrare. Il primo disponibile sarà quello della Pfizer, che dovrebbe essere autorizzato dall’Ema a fine dicembre. Un mese dopo, a fine gennaio, dovrebbe partire la somministrazione, che sarà gratuita, non obbligatoria, ma raccomandata.

Venerdì, in conferenza stampa, il presidente Alberto Cirio e l’assessore Luigi Icardi, con i tecnici regionali, hanno cominciato a fornire i primi dettagli del piano di vaccinazione, che si dividerà in tre fasi: la prima riguarda il personale sanitario e delle Rsa, la seconda il personale scolastico, le forze dell’ordine, i soggetti fragili e gli over 60, la terza il resto della popolazione. La prima fase interesserà 195 mila persone: personale delle aziende sanitarie (120 mila persone) e personale e ospiti delle Rsa (gli altri 75 mila).

I vaccini saranno consegnati da Pfizer, via gomma, ai 28 hub sanitari che sono stati individuati in Piemonte. Quattro sono in Granda: Cuneo, Verduno, Savigliano e Mondovì. Ognuno di essi verrà attrezzato con 30 congelatori da 500 litri, in grado di assicurare la temperatura di - 80° richiesta per la corretta conservazione (e sfruttabili anche per garantire lo stoccaggio di altri vaccini, che dovessero richiedere temperature meno rigide). Da lì saranno smistati ai presidi sanitari e alle Rsa per procedere con la prima somministrazione e il richiamo dopo una ventina di giorni. Il completamento della prima fase è perciò atteso in circa 50 giorni. La somministrazione del vaccino sarà effettuata 7 giorni su 7 da team composti ognuno da un medico, 4 infermieri, 4 Oss e 4 addetti amministrativi.

“Per questa prima fase abbiamo scelto di portare il vaccino alle persone e non viceversa, per garantire la massima sicurezza al delicatissimo settore sanitario in quella che è a tutti gli effetti una sfida epocale - ha sottolineato il Commissario per l’area giuridico-amministrativa dell’Unità di Crisi della Regione Piemonte Antonio Rinaudo -. Questo vaccino presenta caratteristiche tali per cui dobbiamo prestare massima attenzione alla logistica, assicurando, ad esempio, una catena del freddo perfetta e l’ottimizzazione di tutte le fasi preparatorie e di somministrazione”.

Per le fasi successive, che coinvolgeranno le categorie a rischio e la cittadinanza in generale (gli ultimi saranno coloro che dal Covid sono già stati infettati e guariti), il percorso potrà prevedere l’utilizzo di grandi strutture coperte debitamente attrezzate. Una di queste potrà essere l’attuale ospedale temporaneo del Valentino, a Torino, riadattabile in pochi giorni, con adeguata sanificazione (e sempre sperando che non debba servire per i ricoveri). Altre simili si potranno attrezzare nei palazzetti dello sport o in luoghi simili.