Nel presepe c’è posto per tutti

Se n’è andato Paolo Rossi, pochi giorni dopo Diego Armando Maradona. La sorte - la grazia? - ha appaiato al centro dell’attenzione due campioni, due uomini, diversissimi tra loro, nello sport come nella vita. Troppo facile dire che Maradona è stato più grande, un fuoriclasse, come calciatore e Paolo Rossi, sicuramente, migliore come uomo, nella sua semplicità. Troppo facile confrontare il sogghigno dell’uno, sempre sopra le righe, e il sorriso schietto dell’altro. Oppure le reazioni alla loro morte: eccessive, persino violente, per il fuoriclasse argentino, a fronte di quelle composte e schive per il Pablito di casa nostra. Eppure, la sorte - la grazia? - li ha affiancati, due figurine incollate per sempre nell’album dei grandi calciatori, l’una vicino all’altra, scomparsi, per giunta, vicino al Natale. Le loro statuine finiranno sicuramente in qualche presepe. Ci staranno bene, perché ci hanno fatto sognare, ci hanno regalato momenti di gioia comune, di bellezza. Saranno lì a ricordarci che anche noi possiamo starci, nel presepe, se, ciascuno con i propri talenti e il proprio genio, sappiamo portare al mondo, a chi ci sta intorno, qualche scampolo di gioia, qualche scorcio di bellezza. Saranno lì, a ricordarci che davanti a Dio c’è posto per tutte le vite, da quelle un po’ sguaiate, ammaccate ed eccessive, a quelle più dimesse e regolari. Insomma, lì c’è posto anche per tutti noi.

Maria Paola Longo