Cinema e tv da casa – 7 bis

L’incredibile Storia Dell’isola Delle Rose01

Enfant prodige del cinema indipendente italiano, dopo il folgorante esordio nel 2013 con “Smetto quando voglio” (cui seguiranno poi i due sequel “Masterclass” e “Ad honorem”) e la produzione insieme a Matteo Rovere de “Il campione” di Leonardo D’Agostini, il trentanovenne Sidney Sibilia torna dietro la macchina da presa con “L’incredibile storia dell’isola delle Rose” una stupenda commedia (anche in questo caso prodotta da Matteo Rovere) con Elio Germano e Matilda De Angelis. Il film, pronto da mesi, stava per approdare in sala ma, causa Covid, è stato obbligatoriamente dirottato su piattaforma ed ora è disponibile da alcuni giorni in streaming su Netflix.
Così come recitano i titoli di testa il film è tratto da una storia (vera) che ha, letteralmente, dell’incredibile, una vicenda affascinante e fantastica in grado di conquistare tutti gli spettatori desiderosi di credere nei sogni e nella libertà.
Ingegnere geniale e decisamente anticonformista, appassionato da imprese sempre in bilico tra l’incredibile e l’impossibile, Giorgio Rosa\Elio Germano progetta e realizza insieme all’amico di sempre Maurizio\Leonardo Lidi, ingegnere come lui, una piattaforma d’acciaio che viene poi ancorata nell’alto Adriatico al largo di Rimini, poche centinaia di metri fuori delle acque territoriali italiane. Il progetto, ma è meglio definirlo il sogno, di Giorgio e Maurizio è di dare vita su quella piattaforma ad uno Stato indipendente per vivere secondo regole proprie. Siamo in pieno ’68 e il clima è quello giusto per chi ha sguardo visionario e fiducia nel futuro, il vento libertario soffia forte e impetuoso anche se Giorgio, sia chiaro, non ha ambizioni politiche, la sua sete di libertà gli appartiene in maniera innata ed egli respira l’aria di rinnovamento della società civile potremmo dire in modo laterale o se vogliamo, di riflesso, il suo pensiero divergente anticipa i tempi, non li segue. L’isola è subito un successo tra i ragazzi della costa romagnola ma va da sé che tanta autonomia di azione e libertà di pensiero poco o nulla si accordino con l’asfittica e ingessata struttura istituzionale dell’Italia di quegli anni, desiderosa più di “troncare e sopire” piuttosto che ascoltare e comprendere. E così il bigotto, ipocrita e corruttivo oscurantismo dei governanti (magnificamente rappresentati dal ministro degli Interni Franco Restivo\Fabrizio Bentivoglio e dal presidente della Repubblica Giovanni Leone\Luca Zingaretti) farà presto naufragare il sogno di Giorgio e compagni nei mari della burocrazia e della (cattiva) politica. Splendida l’ambientazione in stile modernariato-vintage (merito di Laura Casalini alla scenografia e Nicoletta Taranta ai costumi), così come da urlo la colonna sonora curata da Michele Braga. Da non perdere.