Serve un ultimo sforzo, anche a Natale

Il dottor Costa della task force epidemiologi della Regione: sì alla quarantena preventiva, nì ai tamponi rapidi

Siamo regione “gialla”, questo significa che le cose vanno meglio. Ma dietro l’angolo ci sono il Natale e le festività e questo ci espone a un forte rischio: la terza ondata. Un rischio più che reale secondo gli esperti, come ci conferma Giuseppe Costa della task force epidemiologi della Regione: “Lo abbiamo visto lo scorso giugno. Eravamo riusciti a ridurre la frequenza dei contagi a poche decine al giorno. È bastata la rapida circolazione delle persone che si è innestata tra luglio e agosto con le vacanze e poi l’inizio delle scuole a settembre perché arrivasse, violenta, la seconda ondata”.
Qual è la situazione ora? I dati sono in netto miglioramento. La pressione sugli ospedali si è allentata, lo dimostrano gli 8 posti letto occupati, contro i 400 disponibili all’ospedale di riserva al Valentino. La seconda ondata epidemica si sta chiudendo, anche se in modo più lento rispetto alla prima perché le misure sono state meno restrittive. Ma il rischio è che già a metà gennaio la curva possa risalire in modo violento.
Tutto dipende dai comportamenti individuali? Senza dubbio. In questo momento c’è una fatica generale a mantenere distanziamento e attenzioni. È anche comprensibile perché ormai da mesi le nostre vite sono state stravolte. Succede poi che quando le restrizioni allentano (con il passaggio a zona gialla, ad esempio) inconsciamente anche le attenzioni individuali diminuiscano. Ma ora vediamo davvero la luce in fondo al tunnel, dobbiamo tenere duro ed essere responsabili, altrimenti ci saranno ancora migliaia di morti.
Cosa vi preoccupa di più? Il contesto famigliare. Quello in cui è più facile che le protezioni vengano meno e il virus circoli più facilmente. Nelle vacanze di Natale tradizionalmente, e temo accadrà anche quest’anno, c’è un grande rimscolamento famigliare.
Lei cosa farà a Natale? Credo sceglierò, con molto dispiacere, di non vedere mia figlia e il mio nipotino. Oppure li vedrò per una passeggiata all’aperto.
È ciò che consiglia di fare? Sì, senza dubbio. Penso in questo caso stare a distanza possa essere tollerabile se pen- siamo che siamo davvero vicini all’arrivo del vaccino.
Chi non vuole, o non può, evitare di vedersi a Natale e nelle vacanze, cosa può fare? Bisognerebbe fare una sorta di “bolla” preventiva, soprattutto in caso di soggetti anziani o fragili in famiglia: se dobbiamo incontrarli sarebbe meglio limitare al massimo le uscite e non incontrare nessuno nei 10-15 giorni precedenti. Una specie di quarantena precauzionale.
E il test rapido? Dopo il piano A (non vedersi) e il piano B (isolarsi prima dell’incontro) il test rapido rimane il male minore. Ma dovrebbe essere fatto il giorno stesso dell’incontro. E bisogna essere consapevoli che 3 test rapidi su 10 sono dei falsi negativi.
Se rinunciamo al pranzo di Natale, ma non allo scambio dei regali? È meglio? Nì. Non è raccomandabile, ma tollerabile se si tiene la finestra continuamente aperta, tutti indossano la mascherina, si igienizzano le mani sovente e si evitano baci e abbracci. Purtroppo negli ambienti confinati non è facile limitare il rischio.
Condivide le scelte del Governo fatte per il periodo delle festività, uguali per tutta Italia? Mi sembra che l’orientamento del Governo sia una complessiva tendenza al rigore per una mancata fiducia nella capacità di autocontrollo dei singoli. E forse c’è una visione pessimistica delle abilità delle autorità locali di governarsi e gestirsi. Ma è anche vero che in una intera vallata di montagna probabilmente il rischio di contagio è decisamente minore rispetto ad una città popolosa, e i governatori locali conoscono bene la situazione nei loro territori.
Cosa possiamo dire alla cittadinanza? Scegliendo che cosa fare nelle festività teniamo presente che siamo davvero all’ultimo miglio. Credo che in molti faranno di testa propria, senza ascoltare i pareri dei medici, ma anche se stiamo meglio la situazione non è uno scherzo. Se riusciamo a tener duro anche in queste vacanze e iniziamo bene con la scuola a gennaio seguendo il piano che c’è, molto articolato tra didattica a distanza e in presenza e rimodulazione trasporti, allora probabilmente riusciamo a scollinare il periodo di gennaio/febbraio con livelli accettabili e ci avviciniamo al periodo dei vaccini e all’immunità di gregge che potremmo raggiungere a inizio estate. La terza ondata, invece, provocherebbe ancora terapie intensive piene e migliaia di morti.

(ndr. l'intervista è stata realizzata prima che il Governo ipotizzasse nuove restrizioni per i giorni di festa)