Che Natale? L’augurio di p. Bruno dalla periferia di Rio de Janeiro

"Sia un Natale vero, reale, un cammino per incontrare Dio nella dura realtà di oggi"

Luigi Bruno

Che Natale? Il Vangelo ci dice che san Giovanni Battista venne stato mandato da Dio come testimone, per dare testimonianza della luce. Di se stesso Giovanni dice solamente che è la voce che grida nel deserto. Oscurità, deserto, voce che grida: “Aprite il cammino del Signore”.
Ripeto la domanda: Natale? Che Natale? Cerco la luce per vedere in mezzo alle tenebre, cerco forza per gridare: “Aprite il cammino del Signore”. Le tenebre sono sempre più scure, fanno paura, consigliano di stare fermi nell’indifferenza, nella passività, consigliano una religiosità che mescola rassegnazione e illusione sentimentale. Ma i poveri che bussano alla porta hanno fame, hanno bisogno di pane, di medicine, di lavoro, di difesa dei loro diritti e della loro dignità. Sono immagine e somiglianza di Dio come me, come tutti.
Le tenebre non lasciano vedere, nascondono la verità. I ciechi sono molti, anche tra i cosiddetti “buoni”. Qui, nel mio Brasile, il presidente ritiene più importante annullare le tasse sull’importazione delle armi e dire che la pandemia sta finendo, anche se la fila dei malati che hanno bisogno urgente di ricovero in ospedale è sempre più lunga. Ieri (17 dicembre, ndr) abbiamo di nuovo superato i mille morti in 24 ore. La pandemia provocherà almeno 190 mila vittime prima del 31 dicembre. Tutto questo per me e per voi che leggete è un male terribile, ma non lo è per l’economia di mercato. Meno pensioni da pagare, meno giovani da educare o rieducare perché vittime della droga, più paura e scoraggiamento tra i poveri e quindi più passività e rassegnazione.

Tuttavia, non è il momento di parlare di tenebre, ma di domandarsi: Natale? Che Natale?
Ci saranno meno feste e meno regali! Approfittiamone per “tornare” a Betlemme nella notte del primo Natale. C’era molta festa, perché molti a causa del censimento si rivedevano dopo tanti anni, ma per quella coppia povera che veniva da Nazareth non ci fu posto. Non avevano soldi e neanche amici importanti, solo sapevano che stavano facendo la volontà di Dio. Non c’era posto e ancora non c’è per i migranti, per i poveri senza lavoro, per i vecchi, per la maggioranza degli abitanti della mia parrocchia e del mondo.
Ma questo Natale ci fa pensare e ripensare. Ci fa pensare che il Dio che diciamo di amare ha fatto la sua scelta, ha scelto di essere escluso con gli esclusi. È ora di aprire un nuovo cammino. È ora di gridare nel deserto come Giovanni Battista. Il Natale va ripensato in me, in te, nella famiglia, nella Chiesa. Va ripensato davanti alle mangiatoie che accolgono tante vite per le quali non c’è posto oggi, come non c’era a Betlemme. E allora che il Natale sia vero, sia reale, sia cammino per incontrare Dio presente oggi nella dura realtà. Natale non è fermarsi ad ammirare la mangiatoia di Betlemme e le mangiatoie di oggi. È scoprire un nuovo cammino per vivere la missione per la quale Dio ha scelto di nascere ed essere collocato nella mangiatoia: “Io sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Chiediamo per noi la grazia di fare come i Magi venuti dall’Oriente percorrendo una strada, ma che dopo aver incontrato Gesù nella mangiatoia ritornano per un cammino diverso. Un cammino per essere luce di speranza in questo momento di tanta oscurità.

Buon Natale a voi, a me, a tutti. Un Natale vero, diverso, ma di molta speranza, di molta gratitudine, di molta pace.

padre Luigi Bruno - Nova Iguaçu (Rio de Janeiro)