Dalla Regione 41 milioni per Rsa e socio-assistenza

In un disegno di legge il sostegno alle strutture in crisi economica per il Covid

Palazzo Regione Piemonte
Foto Facebook: sede della Regione Piemonte

Vale 41 milioni di euro la mano tesa della Regione alle oltre 1.800 strutture per anziani, minori, disabili, persone affette da tossicodipendenza o da patologie psichiatriche e la cui situazione finanziaria è in grave sofferenza a causa delle maggiori spese e delle minori entrate causate dall’emergenza epidemiologica. È quanto dispone un disegno di legge approvato dalla Giunta regionale e illustrato alla stampa dal presidente Alberto Cirio e dagli assessori Chiara Caucino (Politiche sociali), Luigi Genesio Icardi (Sanità) e Matteo Marnati (Ricerca Covid), che passa ora all’esame del Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. La misura arriva dopo un forcing sulla Regione che ha visto impegnate anche le Diocesi piemontesi (vedi il titolo di apertura della “Fedeltà” del 9 dicembre “Sos dalle Case di riposo”).

Dei 41 milioni di euro, 30 sono destinati alle strutture accreditate (per i posti letto convenzionati) e 10 a quelle autorizzate (per i posti letto non convenzionati). Uno, infine, alle Aziende pubbliche di servizi alla persona.

In particolare, le strutture contrattualizzate/convenzionate di tipo sanitario e socio-sanitario riceveranno complessivamente 20 milioni per quest’anno e 10 per il prossimo dal Fondo sanitario regionale, come integrazione tariffaria delle prestazioni acquistate dalle aziende sanitarie locali. La somma andrà a coprire le maggiori spese per la prevenzione e il controllo dell’infezione da Covid-19 sostenute nel periodo compreso tra il 21 febbraio 2020 e il 30 giugno 2021. L’integrazione tariffaria ammonterà a 2,65 euro a giornata per le strutture per anziani, a 1,5 euro per le strutture per persone con disabilità, affette da patologie psichiatriche e per minori, a 1,2 euro per le strutture per persone affette da tossicodipendenza. Le spese ammesse sono quelle per la sanificazione degli ambienti, l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, il personale, la messa in sicurezza degli ospiti e degli operatori, il miglioramento della qualità dell’assistenza, lo smaltimento dei rifiuti speciali.

Alle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali autorizzate e non accreditate viene invece riconosciuto un contributo per posto letto autorizzato al 30 novembre 2020 per complessivi 10 milioni di euro, che comprendono 6,3 milioni per la copertura dei consumi di energia elettrica presi dalla quota che i concessionari degli impianti di grande derivazione idroelettrica devono versare alla Regione, 2 milioni dei fondo per l’edilizia sociale, 1,8 milioni del fondo della dirigenza regionale che ha destinato parte del suo compenso all’emergenza Covid.

“Investire 41 milioni è un grande sforzo che la Regione compie senza gravare sui cittadini né tagliare somme alle altre voci del bilancio - ha affermato il presidente Cirio -. Data la necessità di intervenire al più presto per aiutare il comparto, abbiamo chiesto ai capigruppo del Consiglio regionale di riservare a questo disegno di legge una corsia privilegiata per approvarlo prima della fine dell’anno. Parliamo di un mondo che accoglie 52 mila ospiti e dà lavoro a oltre 40 mila persone”.

Gabriele Gilardi, che ha partecipato ai lavori in rappresentanza dell’Associazione provinciale delle Case di riposo Cuneese, parla di “buon primo passo, che va a riconoscere il servizio di utilità pubblica svolto dalle Rsa”. E anche di un “passo migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale, che escludeva dal ristoro tutti i posti letto non convenzionati”. “Ma - aggiunge - non ci si deve fermare qui”. “Una Rsa con 50-60 posti letto, infatti, ha perso in media sugli 80 mila euro nell’anno del Covid”: una somma ben superiore a quella che si può ricavare suddividendo dalla ripartizione dei 41 milioni a tutte le strutture. La conseguenza è che il denaro in arrivo “basterà forse per coprire i costi dei «dpi», non certo il mancato introito dei mancati inserimenti”, per cui “ci dovranno essere altre forme di integrazione, della Regione o dello Stato”.

Su "la Fedeltà" di mercoledì 23 dicembre