La sorridente gratuità di tota Cina (2ª parte)

Cina Ramonda

Dicono che il bene prima bisogna farlo e poi pensarlo, e anche tota Cina sembra comportarsi così, lasciandosi guidare dal cuore, con-patendo le tante miserie della nostra città, dando piccole e grandi risposte ad un’infinità di casi spiccioli, a volte spinosi, senza perdere tempo, perché chi ha bisogno non deve attendere. Per i suoi poveri va personalmente a bussare alla porta di autorità, commercianti, titolari di aziende, proponendo loro obbiettivi mirati, casi concreti, richieste precise (microprogetti, diremmo noi oggi), aspettando con pazienza e costanza risposte altrettanto concrete e puntuali. “È incredibile”, scrive di lei Luigina Ambrogio, in occasione della morte, “come abbia potuto una persona senza una formazione specifica e senza risorse affrontare tante situazioni di povertà dando ad esse uno sbocco. Eppure è successo. Segno del carisma di questa donna. Un carisma raggiunto con la testimonianza”. Per questo c’è chi la chiama, sottovoce beninteso, perché si sa che all’interessata non fa piacere, la “Madre Teresa di Fossano”. E quando, pur con tutte le precauzioni adottate, il complimento arriva alle sue orecchie, è pronta a spegnerne l’eco, semplicemente con uno dei suoi tanti sorrisi.

Bisogna però dire che Cina, sicuramente, ha in comune almeno una cosa con quella di Calcutta: se quest’ultima era solita dire che “senza preghiera non riuscirei a lavorare nemmeno per mezz'ora”, anche quella “di Fossano” ha imparato a mettere la preghiera prima di ogni altra cosa, anche del suo servizio. O meglio: questo da quella trae origine, trova senso, acquista motivazione. Non è azzardato dire, anzi, che molti dei suoi “casi” trovano soluzione proprio nella preghiera, perché è questa, a volte, ad aprirle una porta, indicarle una strada, suggerirle una possibile soluzione. Il resto deve farlo lei, come ogni comune mortale, mettendoci la faccia, tanto impegno, “buna mutria” nel tendere la mano. Almeno fino ad una quindicina di anni fa il nostro giornale si fa portavoce dei suoi appelli settimanali, dalla bicicletta per l’uno alla lavatrice per l’altro, da un gas ad un televisore “anche piccolo” e la cronaca dice che sono tutte richieste andate a buon fine, dato che raramente un appello ha bisogno di una seconda pubblicazione. Perché c’è da dire che, quando tota Cina chiede, c’è sempre chi dona, dal momento che di lei ci si fida. Attraverso le sue mani passano beni materiali in gran quantità, sempre equamente distribuiti, per i quali non c’è neanche bisogno di fare lo stoccaggio, perché i destinatari sono già individuati prima ancora che le vengano donati. E non a caso lascia perennemente aperta la sua vecchia e usurata automobile, nella quale, chi vuole, può lasciare qualcosa per i suoi poveri.

A differenza di tanti cristiani che “dicono e non fanno”, la credibilità di tota Cina è tutta fondata su un esempio che precede, conquista e stimola; su una gratuità sorridente e gioiosa, che mai umilia ed invece, a garanzia della dignità dei beneficati, sempre rappresenta una sorta di “restituzione”, molto prima che questa diventi un pilastro del moderno “welfare” e dei lavori socialmente utili, proprio come conferma questa testimonianza: “li responsabilizzava e li coinvolgeva in lavoretti (magari anche non necessari) per poter garantire senz’altro un aiuto per la loro sopravvivenza, ma per offrirlo come giusta e meritata ricompensa. Il suo spirito di carità, dunque, non si traduceva in assistenzialismo, ma assumeva una vera e propria forma di promozione sociale, espressione di un aspetto straordinario del suo carattere che emergeva dal suo rapporto personale con Dio”. Insieme alla preghiera, è la Parola (quella che inizia con la lettera maiuscola) ad illuminare e orientare la vita di Cina, che lei approfondisce anche attraverso un fedele percorso del Cammino neocatecumenale, che la porta ripetutamente alla fonte, là dove la Parola si è fatta carne, cioè in Terra Santa, dove vi si reca ancora alla soglia dei 90 anni, per rinvigorire una fede già limpida e forte, che tuttavia ancora deve passare attraverso il crogiuolo della sofferenza e della morte. Perché il cuore di Cina, che ha sempre battuto per gli altri, comincia a dare segni di stanchezza e necessita di una revisione chirurgica, terminata la quale non è più consigliabile un suo ritorno nella solitudine del “suo” San Giorgio. Trova così ospitalità nella casa di riposo “Opera Pia S. Anna - Sordella”, dove per tre anni, nella placidità di un sereno tramonto, pur nella comprensibile difficoltà del suo adattamento, si affina ulteriormente il desiderio del suo incontro con il Dio-Amore, che è stato per lei “l’unica passione e l’unico incanto della sua vita” e nel quale definitivamente si immerge il 22 gennaio 2016. Da buona cristiana, più abituata a fare che a scrivere o a parlare, lascia pochissimi appunti, uno dei quali (ora riportato sul suo ricordino funebre) dice testualmente: “Con questo principio ho cercato di vivere nella casa di S. Giorgio della Messa del Povero”. Si riferiva alla citazione del vangelo secondo Matteo: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente… Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Che, trattandosi di una Parola “che non passa”, c’è da credere sia proprio essa ad averle fatto trovar posto tra le pecore, alla destra del Giudice divino, che ha garantito di ritenere fatto a sé tutto quanto è stato fatto al più piccolo dei suoi fratelli.

(2 – fine)