Gli incidenti mortali nell’anno del Covid

Numeri in calo, ma pesano i molti casi in cui sono coinvolti degli anziani e la tragedia avvenuta a Castelmagno

Foto Loris Salussolia

Meno veicoli che circolano, meno incidenti: il 2020 - anno di lockdown totali o parziali dovuti alla pandemia di coronavirus - si chiude, com’era prevedibile, con un numero di morti sulle strade inferiore rispetto al recente passato. Ma la cronaca degli ultimi dodici mesi non presenta soltanto dati incoraggianti, almeno nella Granda. Perché c’è la tragedia di Castelmagno, dove morirono cinque giovani che a bordo di un fuoristrada erano saliti in alta quota per osservare il cielo stellato, e perché in molti sinistri sono coinvolti anziani - a volte travolti sulle strisce pedonali - il che costringe ad interrogarsi su evidenti punti deboli che si continuano a registrare sul fronte della sicurezza stradale.

“Il conteggio dei morti per incidenti stradali nel 2020 nella Granda si è fermato a quota 38 - scrive in una nota la Provincia, che raccoglie questi dati servendosi soprattutto della stampa locale da sempre impegnata a dar notizia dei sinistri mortali -. L’ultimo decesso è avvenuto il 31 dicembre ad Alba, quando un pensionato di 82 anni è stato investito sulle strisce pedonali in corso Cortemilia”. Quello attuale è “un bilancio tra i più bassi degli ultimi vent’anni, che ha risentito senza dubbio degli effetti - in questo caso positivi - della pandemia e dei provvedimenti per contenere l’emergenza sanitaria che hanno limitato molto gli spostamenti con periodi di totale o semi-lockdown”: “Riducendo il numero dei veicoli in circolazione - continuano dalla Provincia -, è sceso anche quello degli incidenti stradali, ma il saldo finale avrebbe potuto essere ancora migliore se il mese di agosto 2020 non avesse registrato da solo quasi un terzo dei decessi di tutto l’anno, undici vittime della strada, compresi i cinque ragazzi giovanissimi deceduti nell’incidente a Castelmagno”.

Ancora l’Ufficio stampa della Provincia fa notare come “un dato preoccupante relativo ai decessi del 2020 riguarda persone anziane o pensionati, 15 morti su 38, quasi la metà del totale”: “Si tratta di persone che sono state investite sulle strisce pedonali, ma più spesso di guidatori usciti di strada o scontratisi con altri veicoli per malori o altre cause. Il fenomeno è generale ed ha fatto sì che si ricominci a parlare di maggiori controlli e verifiche all’idoneità alla guida dopo una certa età”.

A livello nazionale, secondo i dati raccolti dalla Polizia stradale “si è verificata una drastica riduzione degli incidenti”, del 30,5%: incidenti mortali e numero di vittime sono anch’essi diminuiti, rispettivamente del 26,9% e 28,3%. “Il fenomeno dell’incidentalità - concludono dalla Provincia - resta comunque alto nella Granda che, ricordiamo, oltre ad essere molto estesa, non dispone di viabilità ad altro scorrimento e solo in parte di quella autostradale. Il numero di decessi finora più basso è stato rilevato nel 2016 con 33 morti e anche il trend degli ultimi dieci anni ha confermato un generale calo dei morti nella Granda. Sia nel 2019 che nel 2018 le vittime furono 44, mentre nel 2017 ancora 59. Sotto quota 50 i morti riscontrati nel 2015 (48), nel 2014 (42) e nel 2013 (48); leggermente superiori a quella cifra quelli del 2012 e 2011 (in entrambi gli anni furono 51). Risalendo indietro nel tempo ad almeno dieci anni fa la situazione in provincia di Cuneo era molto peggiore: i decessi per incidenti stradali furono 68 nel 2010, 57 nel 2009, 72 nel 2008, 78 nel 2007, 71 nel 2006 e 83 morti nel 2005. Tra fine anni Novanta e inizio Duemila i numeri erano a tripla cifra: 105 morti nel 2004, 116 nel 2003, ancora 116 nel 2002, 115 nel 2001, 122 nel 2000, 125 nel 1999 e 138 nel 1998”.